Tanti ma tanti anni fa, in una galassia lontana lontana, in un'epoca in cui scrivere aveva ancora un senso lontano dai best seller di Clancy e Moccia, un promettente scrittore già affermatosi nel campo della Sci-Fi, raccolse buona parte dei suoi stralci e spunti spacciandolo per un unico libro cui darà il titolo di "Mostra delle Atrocità".
La mossa riuscì, dopo averla giustificata con tesi psicoanalitiche e antropologiche oltre che surrealiste, riuscì a tal punto da diventare un caso e far diventare Ballard, tale era il suo cognome, non più mero scrittore da racconti di Fantascienza ma Scrittore da iniziali maiuscole. E poi per zittire chi aveva messo in dubbio il suo talento sfornò Crash, dove ripigliando qualche personaggio appena abbozzato nella Mostra, ne amplia il concetto e scrive un romanzo di tutto punto con una trama ben delineata e scevra da incomprensioni (almeno a livello strutturale).
Il libro, la Mostra, narrà della schizofrenia di un certo Dottor Travis che nel corso dei vari frammentari passaggi assumerà svariate personalità (da Travis, a Tunner, a Trevor e via discorrendo) e cercherà di sfuggire da un complotto ordito niente meno che dai suoi colleghi d'Accademia e dallo Stato. Dato che fino a quel momento nessuno volle credere al fatto che Travis fosse un genio e l'unico capace di attuare il suo folle progetto: lo scoppio della Terza Guerra Mondiale.
La mostra delle Atrocità è un progetto forse pretenzioso, sicuramente a mio avviso semplicistico nel voler riassemblare stralci di racconti disarticolati spesso fra di loro e tenuti assieme da pochi elementi in comune e che chiede troppo al lettore aiutato per fortuna da molte didascalie dell'autore stesso, ma che conserva un fascino immutato nel tempo. Certe intuizioni sono tipiche dell'artista e Ballard indubbiamente lo è (come non ricordare l'ironica candidatura a Presidente di Reagan, fatto che poi avvenne anni dopo averne scritto) o la commistione fra la carne e il metallo, la scienza come la vera pornografia (che sarà il tema portante di Cronenberg tanto da omaggiarlo con la direzione di Crash dall'omonimo romanzo) o l'assurgere delle celebrità da status symbol a divinità vere e proprie.
Ora questa lunga introduzione sarà dissolta prima che sorga il dubbio che non sia di un film che si stà parlando ma del libro. Ma era un'introduzione doverosa per questa produzione indipendente avallata dallo stesso Ballard e in quanto tale vittima del solito ostruzionismo cinematografico. Pellicola a quanto pare bandita per molto tempo per via dell'esplicitazione dei temi trattati (ma il libro per caso l'avevano letto i giudici?) in cui si fa ricorso anche a filmati veri in cui vengono mostrate operazioni di chirurgia estetica e classici crash test dummies (solo che al posto dei manichini venivano utilizzati ai tempi cadaveri, costavano meno dei fantocci). Il film cerca, con molta inevitabile fatica, di seguire le orme del folle progetto del Dottor Travis. Con una fotografia eternamente incastonata in toni freddi cerca di disegnarne il disagio e l'instabilità di questa mente geniale quanto malata e vittima delle sue stesse nevrosi. Il risultato è certamente degno di nota data la difficoltà palese di riportare il più fedelmente possibile l'originale. Tanto che lo stesso Ballard, come già anticipato, ne fu particolarmente entusiasta e fece da portavoce per la distribuzione. Fino a che non venne arrestata, la distribuzione.
Uniche note dolenti, ma che sembrano essere diventate peculiarità di certe opere di nicchia, sono la lentezza esasperante al punto da non riuscire a trattenersi da attacchi d'abbiocco o perenni stop e post riprese e una certa cripticità già insita nel libro di certi passaggi, tanto da consigliare caldamente la lettura del suddetto.
Anzi la lettura del suddetto ve la consiglio a prescindere che vogliate guardare il film o meno. Però se avete amato (o amerete) il libro, il suo corrispettivo filmico potrebbe non deludervi, o comunque potreste considerarla un'ottima appendire.