Nel 1980 D'Amato girò un film
destinato a fare epoca, non tanto per la qualità della pellicola quanto
per lo stato di "film di culto" a cui è assurto nel corso degli anni.
Epiteti come "capolavoro dell'eccesso" ben inquadrano la fama di questa
pellicola. Il film non fece una lira in Italia ma vendette molto bene
all'estero (tanto da spacciare Rosso sangue per il suo seguito titolandolo
Antropophagus 2), dove ebbe anche un discreto successo di critica. Ma la vera
consacrazione avvenne quando, nel 1999, il regista teutonico Andreas Schnaas si
decise a tributargli un remake; da par suo, con un film straigh to video
decisamente amatoriale. Anche il primo film, sebbene "professionale", girato in
pellicola ed uscito regolarmente al cinema, è decisamente un low budget
quindi non c'è nulla di strano in questa sfida, nessuno che parta
avvantaggiato.
La trama è quanto mai
banale, un uomo rimasto naufrago con la figlia e la moglie impazzisce e si ciba
dei suoi famigliari pur di sopravvivere; in seguito si insedierà in un
paesino dove farà scempio della comunità locale. Le vicende
narrate nel film sono però quelle di una compagnia di amici che avranno
la sventura di fermarsi nell'ormai deserta borgata e di incontrarsi/scontrarsi
con l'"antropofago" del titolo. Ed iniziamo proprio dalla caratterizzazione del
mostro attribuendo il primo punto alla pellicola di D'Amato, o meglio, ad un
Montefiori decisamente insuperabile (ed insuperato) per quanto concerne la
caratterizzazione, i grugniti e -soprattutto- lo sguardo attonito mentre si
mangia le budella nella celeberrima scena alla fine del film.
Anche per quanto concerne la trama vince
decisamente il film nostrano, Schnaas semplifica troppo la già non
complicata vicenda snaturando, anzi banalizzando, soprattutto la parte finale.
La suspence che permea il primo film è quasi completamente assente nel
secondo -che punta quasi esclusivamente sugli effettacci-, mentre è
molto lodevole il lungo finale -quasi da thriller- di D'Amato. La trama diverge
anche in altre situazioni; il film tedesco comincia con un prologo in cui
alcuni poliziotti rinvengono il diario del mostro e viene chiarita subito la
faccenda del naufragio ma, soprattutto, termina con un fantastico post-finale
decisamente illogico e gratuito. Il primo ambientato su un'isola greca
raggiunta in barca, il secondo ambientato in uno sperduto paesino italiano
raggiunto in caravan. Leggera è anche la divergenza, chiamiala
così, di genere.
Se infatti al pellicola di
D'Amato spinge decisamente sul pedale del gore, il film di Schnaas punta
decisamente sullo splatter, infondendo schizzi di sangue a profusione
aumentando decisamente il livello di violenza (che già non era basso di
per se!). Tecnicamente, data la sua provenienza professionale, è
sicuramente superiore il film italiano, ottima la fotografia del solito
Massaccesi e la parte finale veramente azzeccata, ben diretta e girata;
d'altronde sul mestiero di D'Amato non c'era di che dubitare. Andreas dimentica
anche la citazione "d'autore" al Carrie di De Palma dipingendo la stessa scena
da par suo, cioè nettamente più splatter. Il punto di forza del
film di Schnaas sono certamente gli efferrati omicidi. Gli effetti speciali
sono veramente buoni e superiori a quelli di D'Amato. L'antropofago si
accanisce contro chiunque gli capiti a tiro affogando, martoriando, squaratando
e poi mangiando gli incauti turisti; prendendosi anche il gusto di citare quel
capolavoro di Cannibal Holocaust di R. Deodato impalando una delle sue
vittime.
Così due incauti campeggiatori che
finiscono sotto le sue grinfie vanno incontro ad una morte orribile con, di
nuovo, sangue a profusione. Il film è certamente più dinamico
rispetto ad Antropophagus (peccato solo che sia in tedesco), che è
più lento e pesante con un montaggio sicuramente non eccezionale. A
parte va trattata l'unità finale in cui prevale il mestiere di D'Amato
che riesce ad istoriare delle scene decisamente belle, con colpi di scena
scontati ma di sicuro effetto. L'altra scena celeberrima del film è
quella del feto. Nel film nostrano una novella S. Grandi incinta si fa
asportare il feto -il "famoso" coniglietto- dal mostro che se lo divora senza
indugio.
D'Amato gioca molto
sull'inquadratura e sull'atmosfera, nonchè sugli effetti gore; al
contrario Schnass gioca esclusivamente sugli effetti speciali. Così il
mostro squarcia il ventre della povera donna, gli estirpa il feto che si
divincola un attimo prima di venir divorato. Sono partito con uno scontro,
affibbiando punti ed ammettendo preferenze, ma nel corso dello scritto mi sono
perso fra le differenze fra i due film, dimenticandomi della sfida. Ora che
siamo giunti al termine, mi sembra però sorretto dare il risultato,
beh... io opterei per un pareggio chiudendo in due righe dicendo che senz'altro
il film di D'Amato è tecnicamente superiore ma quello di Schnass
è molto più efferrato e dinamico, peccato solo per la scialba
parte finale che, se avesse ricalcato un po' di più il suo predecessore,
sarebbe stata indubbiamente meglio. Il mio consiglio è di gustarseli uno
di seguito all'altro, spaparanzati sul divano con una bella scorta di pop-corn
e birra... il divertimento è assicurato!
|