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7 ORCHIDEE MACHIATE DI ROSSO


 
Titolo originale: - -
Produzione:  ITA, 1972
Regia:  Umberto Lenzi
Cast: Antonio Sabato , Uschi Glas , Rossella Falk
 


Un misterioso killer ha già ucciso due donne a Roma: una prostituta e una bella ragazza americana, lasciando come unico indizio uno strano ciondolo a forma di mezza luna. La polizia brancola nel buio: non ci sono elementi che facciano pensare a un collegamento tra i due omicidi. Quando Giulia, la giovane futura sposa di Mario, uno stilista romano, viene aggredita sul treno, il commissario Vismara, incaricato delle indagini, pensa subito si tratti della stessa persona e fa credere morta la ragazza per metterla in salvo. La ragazza dice di conoscere la prostituta uccisa anche se non ricorda di aver mai incontrato l'altra vittima. Quando vede il ciondolo, però, ricollega subito l'elemento ad un americano che aveva frequentato l'albergo, allora di sua proprietà, in Toscana. Dai registri dell'albergo manca una pagina risalente a due anni prima, proprio quando vi si trovava la modella americana e altre sei donne, compresa Giulia. Mario allora decide di mettersi sulle tracce dell'assassino che intanto continua a seminare morte dietro di sé e sembra non volersi fermare finchè le sette donne non saranno state uccise.

 

Giallo all'italiana diretto alla perfezione da Umberto Lenzi che dimostra tutta la propria bravura con la macchina da presa, passando dalla soggettiva alla carrellata a seguire e facendo un ottimo uso dello zoom. Forse la trama appare a tratti fiacca e un po' ripetitiva anche se la storia è buona e, come per ogni giallo che si rispetti, è difficile indovinare il colpevole fino alla fine.Buona la prova degli attori, in particolare di Rossella Falk, qui nella (piccola) parte di una malata di mente che viene uccisa affogata nella propria vasca da bagno. Qualche forzatura forse dovuta al fatto di dover adeguare la pellicola ai gusti del pubblico di marca argentiana (il ripetuto uso della soggettiva dell'assassino) non ne compromettono la buona riuscita e non mancano un paio di scene genuinamente gore come quella dell'omicidio della prostituta a colpi di spranga e della donna malata di mente con un trapano. Con un pizzico di fiducia in più nei propri mezzi, probabilmente Lenzi avrebbe potuto fare di questo già ottimo film, un piccolo capolavoro del genere.

 

 
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