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I segreti di Twin Peaks
di Giovanni





"Chi ha ucciso Laura Palmer?"

rmai chi vede tv da più di dieci anni, non può dimenticare questo autentico "tormentone". Ebbene è con questo "pilot" che veniamo introdotti ai misteri, agli enigmi, ai molteplici personaggi del poliedrico, a tratti grottesco, e affascinante mondo della profonda provincia nordamericana, in una cittadina che si chiama "Twin Peaks".

Da vero fenomeno mediatico, la serie di telefilm su cui vorrei più genericamente dedicare questa recensione, dava l'impressione di essere arrivata suoi nostri teleschermi per soddisfare i cultori di una ben più semplificata soap-opera.Nossignori,qui siamo in tutt'altro territorio, tra "X-Files" e, appunto, una pseudo-telenovela.Credo che molti ne siano rimasti delusi,all'epoca, ma il bello di "Twin Peaks" è stato proprio quello proporre qualcosa di veramente innovativo, torbido, rischioso, distaccato dai consueti canoni alla "Beautiful". Il tutto superbamente guidato dal gusto del mistero, del nascosto, dello smarrimento, dello humor nero e dei doppi sensi che da sempre contraddistingue il suo geniale creatore David Lynch, ideatore e co-produttore della serie assieme all'amico Mark Frost.

Una serie di cui io, come sicuramente molti altri, non mi sono perso una puntata e che ora sta andando di nuovo in onda, ovviamente in seconda serata, anche se ai tempi del lancio in Italia, canale5 se ne fece caparra per le prime-time.Mi sembra che fossero un pò più permissivi allora visto che la scena che più mi atterrì e accompagnerà ancora le mie notti in bianco, appartiene appena alla fine del secondo episodio: ad un certo punto vediamo la madre di Laura, appisolata sul divano, che si sveglia di soprassalto dopo aver "visto" una mano inguantata spuntare dall'oscurita' di un bosco e dissotterrare la collana della figlia, mentre urla della donna rieccheggiano nella notte... da brivido... come molti altri momenti della serie, in cui sicuramente gli ultimi episodi non fanno eccezione, essendo gli stessi diretti da un David Lynch in gran forma che, dopo un periodo di fiacca conclude la seconda stagione in un modo sconvolgente e originale: dimostrare che il Male non smetterà mai di appartenerci e sopraffarci.

Alla fine vince, lì a "Twin Peaks", un posto le cui umane vicende di gente comune assomiglia alla vita più di quanto lo spettatore possa immaginare. David Lynch in effetti non vuole rappresenta la vita di queste persone comuni caricandola di stereotipi e situazioni ma piuttosto descrivendola come ordinaria, reale seppur qualcuno di loro sembra che manchi qualche rotella.E credo che un simile quadro faccia da perfetto veicolo verso le allucinazioni e i dilemmi proposti dalla sua immaginazione, come fossero spiegazioni del tutto anticonvenzionali di verita' che dobbiamo cercare. E lo spettatore accompagna Cooper ci nella "Red room", la sala d'attesa, il luogo intermediario tra la "loggia nera" e la "loggia bianca", dalle tende rosse e pavimentata a zig zag blu e bianchi, l'aldilà che si può raggiungere solo arrivati nelle tenebre della foresta, in mezzo a 12 alberi di sicomoro e con una formula che è tutto un programma.. Il cinema di David Lynch va preso soggettivamente: c'è chi ci vede qualcosa, chi un'altra, c'è chi si lascia attirare chi preferisce altro. Lynch è un'antihollywoodiano, uno con stile elegante e disinvolto, sa mettere in scena la quotidinità e trasformarla lentamente in un coacervo di cose oscure alla ragioni molteplicità dei significati e dei protagonisti, portandoli ai confini con la follia e la normalità.

Al contempo dimostrando che la caricatura di qualcuno può anche generare sentimenti, che c'è del doppio in ognuno di noi e in quello che facciamo, che nel sogno e nell'incubo si celano rivelazioni che si possono essere interpretate in modo differente, da persona a persona; Il nano, il gigante, l'uomo senza un braccio, il malefico Bob non sono macchiette partorite da una mente folle, ma creature emblematiche in bilico tra il bene e il male, che popolano il remoto eppure presente altrove di "Twin Peaks", fuori dal quale alcuni di loro possono manifestarsi in apparizioni tra l'assurdo e il puramente inquietante.E il più cattivo di loro rappresenta appunto ciò che non conosciamo di un vicino di casa, di un compagno di classe, di un collega ed il suo lato più negativo, sanguinario.Esso si impossessa delle menti e dei corpi col solo scopo di fare del male.Questo resta è uno di quei "discorsi a parte", sui quali molti forum e molti sinceri appassionati hanno divulgato tante e tante interpretazioni, e che forse l'eccentrico David(ricordiamolo regista di capolavori come "Eraserhead","The Elephant Man","Velluto Blu", "Cuore selvaggio","Mulholland Drive",il più normalizzato "Una Storia Vera",del prequel di "Twin Peaks" e del delirante "Strade Perdute",che quanto ad indecifrabilità e invenzioni visive merita una menzione) nemmeno ricorda.

Un autore che dunque, sfruttando il mezzo televisivo ha saputo mettersi in rilievo anche grazie a "Twin Peaks" all'epoca chiaccheratissimo e silenziosamente contestato per via di quel apparente non-sense e per l'introduzione di personaggi "sgradevoli" in un tipico contesto idilliaco, seppur dominato da conti che tornano e inquietanti presagi che hanno del soprannaturale.Il serial comincia sulla spiaggia antistante la segheria locale, dove, avvolto nella plastica è disteso il cadavere di Laura Palmer(Sheryl Lee), una liceale diciassettenne ammirata da tutti...il drammatico ritrovamento getta scompiglio tra gli abitanti della cittadina e tra le persone che pensavano di conoscere bene la ragazza...alle indagini per individuare l' omicida e quindi sciogliere la complicata matassa costruita intorno a questo caso, arriva Dale Cooper(Kyle Maclachlan) brillante, abitudinario e carismatico agente dell'FBI che grazie a doti sensitive e tecniche deduttive(ispirandosi dichiaratamente anche alla filosofia tibetana)scopre alcuni inaspettati particolari e verità che lo porterà sempre più nel profondo baratro dell'illogicità...

Così si conoscono i genitori di Laura, Sarah e Leland(Grace Zabriskie e Ray Wise),il simpatico Pete Martell(che dovrebbe essere quello di "Eraserhead") alle prese con l'odiosa moglie Catherine(Piper Laurie) e l'ingenua cognata di Hong Kong, Josie(Joan Chen), la maleassortita coppia Hurley(Wendy Robie e Everett McGill),l'amante di lui e proprietaria del "Double R diner", Norma(Peggy Lipton), la cameriera Shelly(Madchen Amick) sposata al violento camionista Leo(Eric DaRe) e almeno un'altra decina di personaggi come lo sceriffo Truman(Michael Ontkean) e i suoi disponibili collaboratori, James e Donna(J.Marshall e l'ancora non famosa Lara Flynn Boyle), il ragazzo non ufficiale e la miglior amica della defunta,la sensuale coetanea Audrey Horne(Sherilyn Fenn),l'eccentrico psichiatra Jacoby(Russ Tamblyn) e, sorpresa, la cugina di Laura, sua sosia... Dunque, mentre a "Twin Peaks" la vita scorre sempre più o meno ripetitiva, si intrecciano storie d'amore triangolari, sorgono compromessi, si procede a partire da un pretesto iniziale(il classico "whodunit")che coinvolge emotivamente lo spettatore attento e incuriosito, accompagnandolo lungo gli episodi come in un viaggio iniziatico in cui le carte vengono rimescolate di continuo, nel quale egli fa riferimento a una mappa mentale in cui niente e nessuno compaia o dica qualcosa è fine a se stesso, o dato per scontato.

Le varie vicende non sono semplici contorni, si può sospettare di tutti, all'inizio, ma di certo scoprire che tra ognuno di loro c'è un legame..Sta a voi partecipare a questo punto di non ritorno seminato di dubbi. Indimenticata la azzeccatissima ed evocativa la colonna sonora di Angelo Badalamenti, con la splendida "Falling" che ormai fa parte dell'immaginario collettivo ed accompagna i titoli di testa di ogni episodio.


Giovanni


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