 rima delluscita su grande schermo di Kill Bill si
vociferava sui giornali come la sua divisione in due parti fosse determinata da
esigenze commerciali, infatti la sua ingente durata (oltre tre ore e mezza)
sconsigliava di costringere la gente così a lungo in sala. Mio parere
è che la bipartizione abbia ragioni più profonde, ed anzi sia
proprio dellaspetto più interessante del film. Come già
posto in luce da numerosi commenti, la prima parte dellopera è
popolata di personaggi sublimemente stilizzati, Black Mamba e le altre Vipere
rientrano nella categoria degli eroi da fumetto, vivono imprese totalmente
irreali ed impossibili da realizzare per luomo comune, e non sono animate
da sentimenti o da nobili ideali. Il tema della vendetta viene sì
introdotto, ma solamente per brevi accenni e londata di violenza
scatenata dalla Sposa non è giustificabile se non in unottica
appunto fumettistica, ricorda una vendetta alla Schwarzy, come
accade in Commando dove lattore austriaco uccide centinaia di nemici da
solo proprio in quanto la vendetta è una scusa e lui non è un
essere umano, bensì un supereroe.
Il nome vero della Sposa, Beatrix, è coperto da
un bip per tutto il primo e parte del secondo Volume, nel quale avviene il
processo di trasformazione di Uma Thurman da Black Mamba, il suo lato
iperrealista, la spietata, fredda e calcolatrice macchina di morte addestrata
da Tai Pei a divenire un robot, in un essere umano capace di soffrire,
commuoversi, e dunque di avere diritto ad un nome vero, appunto
Beatrice. Il secondo Volume restituisce dignità di donna alla Sposa, ci
mostra in apertura il terribile torto subito ed in qualche modo giustifica la
sua furia assassina nellultima sequenza, dove dopo il ricongiungimento
con la figlia Beatrix si nasconde in bagno a piangere, un pianto disperato e
gioioso, per le terribili violenze commesse ma con la consapevolezza di avere
comunque la ragione dalla propria parte, quella di una madre alla quale era
stata portata via la vita, sua e della bambina, e che era riuscita a
riconquistate. Del resto, come dice Michael Madsen nel film, "quella donna
merita la sua vendetta, e noi meritiamo di morire". Questa bivalenza si
appalesa manifestamente nella divisione in due parti del film, e rende
esplicito il processo di trasformazione dalluno allaltro stato
della sposa, non essendo altro questa che la trasformazione dellidea
cinematografica di Tarantino, una metafora della sua stessa opera che viene
qui, direi quasi freddamente, teorizzata, allinterno della logica Vol. 1
Vol. 2. Si tratta di un procedimento in divenire che già era
possibile rintracciare, in maniera più velata, nella dicotomia Pulp
Fiction Jackie Brown, nella quale ricompare da un lato la medesima
stilizzazione del primo capitolo killbilliano e dallaltro lanima
allo stesso tempo fragile e decisa di Pam Grier (Le iene può essere
ricondotto alla prima ottica).
Tarantino costriusce storia e personaggi, nei primi due
film della carriera, partendo da un immaginario fiammeggiante e ben
identificabile che non è quello reale, non avendo egli vissuto sulla sua
pelle la violenza del ghetto (come uno Spike Lee), la miseria (Kiarostami), la
guerra (Gitai) e via discorrendo, bensì avendo lavorato in un
videonoleggio nutrendosi di vendicatori, poliziotti corrotti o giustizieri,
ladri gentiluomini, esseri dai poteri paranormali. Nessuna verosimiglianza
è ammessa nel suo immaginario, nessuna causa nobile o ideale da
sostenere, solo una passerella di caratterizzazioni tipiche, di movenze
riconoscibili, di dialoghi ad effetto che mai nella vita reale qualcuno
potrebbe ascoltare. Queste considerazioni non sono nuove, e del resto la
definizione di regista-cinefilo è significativa, come lo è in
altrettanta maniera lamore smodato per le sue opere proprio da parte di
coloro i quali con quellimmaginario global (nel senso di
estraneo alle frontiere, censure permettendo) sono cresciuti. Ma la chiusura in
un universo solamente immaginato può essere un difetto dellartista
che si disinteressa della realtà cogente della quale, essendo artista,
dovrebbe essere in qualche modo interprete. Ebbene Jackie Brown ed il Vol. 2 di
Kill Bill ci dicono che non è così, che la precedente filmografia
di Tarantino era una premessa, fondamentale per comprenderne la poetica, del
suo tentativo di portare alla realizzazione quella che ho definito
lanima della finzione.
Gli eroi del regista americano nascono dai fumetti, dai
telefilm, dai kung-fu e dai b-movies, vengono sottoposti ad un procedimento di
umanizzazione e ci vengono restituiti spogliati del loro mantello da
superuomini, delle loro vestigia guerresche, della loro stessa
invulnerabilità, la finzione che li ha originati non può
pretendere di preservarli a vita, e dopo essersi abituati a vivere nel
nostro modo non possono fare altro che scendere a compromessi con
esso, accettarne la sua umana imperfezione con tutto il bagaglio di gioie e
dolori che si porta in grembo. Esemplare è laneddoto narrato da
Bill-David Carradine all fine del film: parlando di Superman sostiene come, a
differenza dei suoi colleghi (Batman, Uomo Ragno..) egli è nato
supereroe e si è dovuto inventare Clark Kent per sopravvivere sulla
Terra, rappresentando questultimo una sua personale critica alle
debolezze degli esseri umani. Allo stesso modo, continua Bill, Black Mamba
sposandosi avrebbe voluto svanire in Beatrix, divenendo, da essere perfetto che
era, un essere debole ed insoddisfatto, cioè a dire umano. Eppure alla
resa dei conti Bill soccomberà e Tarantino si schiererà dalla
parte di Black Mamba e della sua trasformazione in Madre.
Questo parteggiare dellautore per uno dei due
eroi è il supremo messaggio della sua poetica, una sorta di
rivendicazione di quello che filosoficamente viene chiamato col nome di
umanesimo; gli esseri perfetti non esistono se non nella finzione
(fumetti, cinema, letteratura, cartoni animati) ma anche loro prima o poi
dovranno scontare il loro bagaglio di sofferenze, di sconfitte, e dovranno
sudare per ottenere quello che cercano, ma solo passando attraverso questo
processo potranno forse, un giorno, ottenerlo. La sublime lucidità con
la quale viene realizzato questo processo, come detto attraverso la
significativa bipartizione di Kill Bill, mostra lapproccio teorico della
poetica tarantiniana, una poetica come non mai in evoluzione. Il processo di
trasformazione e di definizione dei propri personaggi e dunque del proprio
cinema è in piena fase di trasformazione, riposa in un territorio
ambiguo che esplicita come il percorso artistico di Tarantino sia quanto mai
incerto, e non sappiamo se alla fine Black Mamba sarà definitivamente
soppiantata da Beartix e Tarantino girerà in futuro drammoni
strappalacrime, oppure se cavalcherà londa di questa
ambiguità proprio per rendere le sue riflessioni sfumate ed enigmatiche.
Il cinema di Tarantino convive con la propria epoca, unepoca di
incertezze, dove luomo viene piano piano divorato dal lucido e spietato
meccanismo della competitività e privato della propria
individualità, sempre più spinto ad una dimensione di automa.
Riuscirà luomo occidentale a recuperare la propria dimensione
umana? In una parola, vincerà il primo od il secondo Volume? Noi non lo
sappiamo e nemmeno Tarantino. Nel frattempo attendiamo con ansia il suo
prossimo film.
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