 ella stanza di un college sperduto nella Svizzera verde,
scuola femminile, stanza doppia, quanti adolescenziali pruriti risveglia una
tale situazione; lo spettatore solletica i dolci ricordi, oppure li fomenta se
in verde età; lattenzione è sopra il livello di guardia, la
situazione topica, il silenzio tombale, e mai aggettivo fu più
premonitore di ciò che in seguito accadrà. Ma torniamo alla
nostra stanza, come detto silente, e come sottolineare tale quiete assoluta se
non riempiendola di ununica presenza, una giovane ed affascinante
fanciulla, discinta e distesa sul letto, una Lolita un po cresciuta con
al posto del lecca lecca un paio di cuffie inforcate sulla testa, ma belle
strette tanto da non farci percepire il benché minimo suono. Ed allora
la domanda nasce spontanea, nel lettore come nello spettatore: che cosa
starà ascoltando? Come fare a dare una materializzazione visiva ad una
musica imbavagliata? Semplice: la fonte del suono non è una radio,
bensì una TV, per cui noi non possiamo ascoltare ma possiamo vedere! Ed
infatti il Gran Maestro della Cerimonia ci porta con lo sguardo proprio
lì, dinnanzi al piccolo schermo, e nella duplicazione di immagini-fonti
scorgiamo luci accecanti, una folla urlante, chiome al vento ed elettriche
impazzite; sì, la nostra giovane fanciulla si sta dolcemente cullando
nei sogni di rock n roll.
Che poi a giudicare dai pochi fotogrammi concessi alla nostra vista
il verbo cullare non è dei più adatti, è naturale invece
pensare ad unesplosione sonora da far tremare le gambe, la stanza,
lintero quartiere. Eppure lei è lì, sdraiata, immobile
nella stanza e beffardamente immersa in un silenzio quasi di vetro. Noi
spettatori vorremmo condividere il suo stato danimo, ladrenalina
che le scorre nelle vene, ma è come se qualcuno ce lo impedisse; siamo
sordi e imploriamo che qualcuno ci restituisca ludito. Ma lo volete
proprio indietro, pare sentirsi sussurrare dalla voce del Gran Maestro, lo
volete sul serio? Ed allora eccovi serviti! Lo stacco è netto, la
macchina da presa, dai lenti e sinuosi movimenti dellinterno, pare venir
scaraventata fuori della stanza, nel giardino del college, ed ingaggia una gara
di velocità con una ragazza in veste da notte che fugge disperatamente,
da qualcuno o da qualcosa; un carrello laterale fulmineo e spiazzante, e questo
cambio di ritmo viene guidato da una violenta ed incalzante cavalcata di
elettrica. E la musica che finalmente viene liberata dal
guinzaglio-cuffia che la costringeva alla staticità, libera di dare
sfogo a tutta la sua energia, di riempire le casse fino a farle scoppiare! La
potenza chitarristica che ci coglie di sorpresa e fa impennare la vicenda
è quella degli Iron Maiden, e nello specifico quella di Flash of the
Blade, vi ricordate? Oppure non avete mai visto Phenomena? Poveri voi
chiedete umilmente perdono al Gran Maestro Dario Argento! Bene, vorrei iniziare
da qui questo breve viaggio alla ricerca dei punti di contatto, degli incontri,
degli scontri, insomma delle strade perennemente intrecciate tra di loro del
cinema horror e della musica dura, cioè a dire hard rock ed
heavy metal.
Il motivo di tale esordio non è spiegabile storicamente, che
il legame di sangue tra i due generi era già ampiamente
consolidato, ma forse al mio immaginario, che con notevole presunzione faccio
coincidere con quello di una intera generazione, quella vissuta a cavallo tra
gli Ottanta ed i Novanta. Non a caso parlo di legame di sangue: da
una parte lhorror argentiano, che dellestetica della violenza
intesa come spettacolarizzazione dellevento truculento ne ha fatto
poesia (concedetemi il termine, in unepoca in cui è
definita tale la giocata di un Del Piero qualunque
); dallaltra una
musica violenta e sanguigna, che aggredisce direttamente le viscere dello
spettatore con il chiaro intento di scuoterlo, impressionarlo, frastornarlo.
Recensione di un disco o di un film? Difficile dirlo, in entrambi è
leffetto sorpresa che gioca un ruolo decisivo, in entrambi lo scopo
è quello di sconvolgere il fruitore instillando in lui delle
emozioni forti. Ed allora chi più di Dario Argento ha sconvolto
limmaginario dei voraci adolescenti anni 80 (daccordo, la
decade migliore del Nostro è quella precedente, ma non dimentichiamoci
le collaborazioni), e chi mai è assurta al ruolo di rock-band di culto
nel medesimo periodo se non il quintetto di Londra? Peraltro il legame tra
questi ultimi e limmaginario horror venne e viene tuttora esaltato a
livello visivo (cinematografico?) dalle mitiche copertine delle loro opere, con
lonnipresente Eddie che ogni volta si trova impelagato in situazioni non
proprio simpatiche; nella copertina di Killers sembra aver appena fatto fuori
qualcuno con una accetta grondante sangue.
E chi non ricorda lepocale Live after death, un capolavoro sin
dal titolo, con la lapide di Eddie sulla quale è possibile leggere una
frase di Lovecraft dal suo racconto La città senza nome (gli
appassionati dello scrittore inglese non se lo lascino scappare, un viaggio
agli inferi con biglietto di sola andata!). Insomma, il dibattito è
aperto: quale lopera simbolo dello stretto legame di cui parlo? Io ho
fatto la mia scelta, ma ognuno è libero di sostenere la propria nel modo
che ritiene più opportuno (se si aprisse un forum
sullargomento
pensate che bello!). E veniamo alle questioni
storiche. Premetto subito di non voler essere esaustivo sullargomento,
che le influenze sono state varie ed innumerevoli; mi occuperò solamente
di quelle più significative. Inutile dire come locchio debba
essere puntato preminentemente sugli States, enorme caleidoscopio di culture
differenti, anche da un punto di vista qualitativo, ma dai quali provengono
costantemente forti stimoli e fermenti artistici mai sopiti. Lì infatti
nacque lhorror moderno, come spesso viene chiamato il filone
nato in una sperduta cittadina di una sperduta provincia americana dove una
notte che ci appariva alla stregua di tutte le altre si trasformò nella
Notte dei morti viventi. Certo, chiamare moderna una scuola di pensiero
germogliata parallelamente ai rigurgiti rivoluzionari delle piazze di tutto il
mondo nel mitico 68 appare fuori luogo, ma la carica di innovazione
scaturita da quel gruppo di giovani e poco conciliati Autori è pacifica
e non per niente venne per essi coniato il termine di New horror
cinema. E che il Rock sia propriamente americano (non in senso
strettamente geografico, difatti il Metal è prevalentemente inglese e
tedesco, almeno quello classico) inteso come forma di espressione culturale
radicata allinterno di un Paese pare indubbio. Legami con la politica a
parte, spesso i registi di genere hanno fatto uso di generose dosi di volume
per rendere ancora più sconvolgenti le loro immagini. Si pensi a Sotto
shock oppure a Demon Knight, infarciti di sonorità aggressive dei vari
Sepultura, Biohazard e, in entrambi, Megadeth, gruppo che compare anche in un
action zeppo di rock-bands, Last Action Hero di McTiernan; penso anche allo
score dei Fastway, ottantesco gruppo hard-rock americano, realizzato per Morte
a 33 giri.
La lista è lunga e quantitativamente gli USA si sono
dimostrati il terreno più fertile per la nascita di un tale genere di
contaminazioni. Ma devo confessare come la via italiana allhorror si sia
caratterizzata proprio dalluso originale del supporto sonoro, ed in
ciò un ruolo fondamentale è stato sicuramente giocato da Dario
Argento e dalla sua passione per il genere, del resto testimoniata dalle sue
collaborazioni, risalenti fin dagli anni 70 (da Profondo Rosso in poi),
con i Goblin, gruppo di culto dellunderground rock italiano capeggiato
dal valente tastierista Claudio Simonetti. Le atmosfere progressive ed
elettroniche del gruppo hanno impreziosito i capolavori del periodo
maggiormente orrorifico, il già citato Profondo Rosso, Suspiria e
Tenebre, vertici artistici del maestro italico del brivido anche grazie al loro
apporto. Ma qui si trattava di arabeschi sonori dipinti appositamente e
costruiti sulle immagini, certamente ispirandosi e recependo le sensazioni ed i
turbamenti che le medesime suggerivano; e comunque si trattava di un gruppo
legato quasi completamente al mondo del cinema e delle colonne sonore, anche se
già nei credits di Inferno (1980) faceva capolino un nome ben noto agli
appassionati della musica del diavolo, cioè a dire quello di Keith
Emerson degli Emerson,Lake&Palmer. E così giungiamo sino a Phenomena
(1985), nel quale Argento si avvale, oltre che del quintetto inglese, pure
degli grezzi americani Motorhead e di molti altri meno rimarchevoli gruppi.
Luso di celebri band del rock estremo diverrà un po la
regola di quegli anni, sempre grazie al veicolo del regista romano che
raggiunse in quel periodo, forse anche come conseguenza di tali scelte,
lapice del suo successo commerciale. Scorpions, Mötley Crüe e
Saxon prestano chitarre e batterie a Demoni di Lamberto Bava, film però
scritto e prodotto da Argento, così come il successivo Demoni 2 dove
compaiono, tra gli altri, Simon Boswell, abituale ospite degli incubi argentini
del periodo, e The Cult. Su tutta la mini-saga del resto linfluenza del
Maestro è manifesta.
Nel primo episodio poi luso che viene fatto delle canzoni
risulta particolarmente originale, se si pensa che lo spettatore tipo, ovvero
ladolescente od il gruppo di adolescenti alla ricerca di emozioni forti,
potrebbe avere la sensazione di trovarsi di fronte ad un vero e proprio
specchio; difatti il film ritrae quattro giovani, due ragazzi e due ragazze, ai
quali vengono regalati altrettanti biglietti per la proiezione di un horror, si
dice, più terrificante di quanto si possa immaginare. E proprio a loro
si rivolge il genere di papà Dario, essi rappresentano alla perfezione
il topos del giovane amante del rock, dellhorror e naturalmente dei/le
ragazzi/e (qualcosa di simile lo si è visto di recente nellincipit
di Scream 2, la nuova creatura di Wes Craven). Quale lo sberleffo per i poveri
malcapitati, e quanta la soddisfazione degli autori nel momento in cui si
scopre che da quel cinema non si uscirà certo facilmente; i protagonisti
vengono assaliti da unorda di vampiri bramosi di sangue proprio mentre
dallaltoparlante erompe a tutto volume Dynamite degli Scorpions, quasi
che i nostri quattro sprovveduti si sentissero dire :Vi piace il rock? Ed
allora godetevelo!.
Del resto il perverso, il sadico nellhorror sono elementi
imprescindibili, ma non si tratta di crudeltà, piuttosto di una valvola
di sfogo, come del resto lo è il rock, che può anche avere
effetti benefici; tutti noi abbiamo bisogno di sfogarci ogni tanto, di
lasciarci andare, sono tali e tante le regole e le convenzioni a cui tocca
sottomettersi che unemozione forte può a volte essere necessaria;
e perché cercarla nelle discoteche o nelle droghe, basta un film, oppure
un disco (si potrebbe approfondire largomento, sul tema
lhorror come terapia). Vorrei infine soffermarmi su di
unOpera, scusate il facile gioco di parole, appunto lomonimo film
del 1987 sempre di Argento, incensato da alcuni e stroncato da altri, e che
divise gli stessi fan del regista. Al di la dei risultati prettamente
cinematografici, certamente intelligente risulta luso
dellaccompagnamento musicale; la vicenda si svolge durante le prove di
una compagnia teatrale guidata da un regista horror che vuole allestire una
versione grandguignolesca e gotica del Macbeth, ed a livello sonoro convivono
tre diverse anime: la musica lirica accompagna le prove degli attori sul palco,
ma non solo; ne viene fatto un uso particolarmente interessante anche per le
sue sfumature sinistre (provate ad ascoltare una tragedia di Verdi al buio
della vostra stanza ed i sobbalzi improvvisi delle voci, delle melodie faranno
fare lo stesso al vostro corpo sulla sedia); poi abbiamo un accompagnamento
elettronico per le sequenze nelle quali si dipana e si cerca di svelare
lintreccio giallo; partiture datmosfera scritte da un altro
musicista che tanto ha dato al cinema, Brian Eno, assieme al fratello Roger.
Infine, nelle sequenze più truculente, e quindi trattandosi
di un giallo puro durante le originali esecuzioni del misterioso
assassino, esplode di nuovo la potenza tutta dun pezzo della metal-band;
questa volta il compito di colpire direttamente alle viscere lo spettatore non
viene affidato ad un gruppo di successo ma agli Steel Grave, band italica nata
e morta con il film, ma che offre un paio di epiche schitarrate nella miglior
tradizione del metal europeo, molto efficaci nel contesto del film. Si tratta
dellultima opera di un certo riguardo per quanto riguarda la musica,
infatti le produzioni successive vedranno il ritorno al sodalizio con il grande
Morricone, il che non sarebbe affatto male se non che da un punto di vista
registico le visioni oniriche e fortemente tinteggiate del re del brivido
cominciano ad uniformarsi, ad appiattirsi, sino a giungere al fallimento
artistico de Il fantasma dellopera. Gli anni novanta vedono dunque il
declino da una parte del cinema di genere italiano, con lo sfaldarsi della
cosiddetta factory di Argento (Bava, Soavi, Cozzi
) e dallaltra la
degenerazione del metal verso forme sempre più estreme, oppure sempre
più tecniche, ma che perdono la forza eversiva e la straordinaria
energia vitale di un tempo. Se è vero, come spesso si sente dire, che
lunione fa la forza, allora sarebbe meglio che tutti noi ci mettessimo ad
invocare una divinità qualsiasi a che si rinnovi il dialogo tra le due
Arti; potranno così entrambe trarne giovamento, e potremmo trarne
giovamento anche noi, nostalgici dei tempi che furono, quando il cinema di
genere sapeva essere di qualità e sapeva ritagliarsi una piccola nicchia
allinterno del gigante sistema-cinema, uno spazio di autonomia e di
libera creatività, e nel quale tutti ci sentivamo a nostro agio, come
fossimo a casa nostra.
|