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De Profundis - Morire di cinema - di Demon & IrmaVep

Articolo apparso sul n°2 della fanzine "La stanza dei giocattoli"



e luci in sala si congedano discretamente, un prepotente raggio luminoso inonda l'imperscrutabile schermo bianco offrendogli, per un attimo, l'illusione di una vita destinata presto a rientrare nel limbo dell'inanimato. Un nuovo raggio luminoso deflora la rinnovata oscurità per donare altra linfa vitale, al sempre meno imperscrutabile schermo bianco. Un eterno ciclo di morte e vita che racchiude in sé l'essenza dell'arte cinematografica. La passione per il cinema è terribilmente invasiva, pasce fameliche fiere che richiedono, con crescente insistenza, l'adeguato nutrimento. Tuttavia, saziare quest'ingordigia è talmente piacevole da risultare "naturale", impulso insito nell'animo del cinefilo come una sorta di malattia congenita il cui decorso è impossibile arrestare, alloggiato nel suo corpo come un parassita simbiotico che deruba e contemporaneamente arricchisce. Quest'incontenibile amore per il cinema rappresenta l'humus creativo dal quale nasce De Profundis.

Bisognava dare corpo alle nostre passioni cercando di ritagliare, all'interno dell'infinita produzione cinematografica, uno spazio che riuscisse a rappresentare, in maniera coerentemente adeguata, le sensazioni, le emozioni e la fanciullesca curiosità che accompagnano la visione di un film. Il parallelismo con il cinema horror, o meglio "fantastico", non è stato di difficile deduzione: l'arte dell'eccesso visivo, dell'offesa intellettuale, dell'oltraggio di ogni radicato e "sano" principio materializza quanto meglio i sogni e le idee di moltissimi artisti. Il sangue e la morte come mezzo di comunicazione, l'uso di una violenza poco convenzionale capace di incarnare il parossistico tentativo di risvegliare le coscienze dormienti. Liquidato di volta in volta come genere popolare, reazionario e pseudo-pornografico oppure - più indulgentemente- come "psicanalisi dei poveri", l'horror è anche assuefatto alle cicliche riabilitazioni che periodicamente lo proiettano nell'empireo dell'arte provvista di dignità filosofica, sottoposto alle più cervellotiche contorsioni esegetiche, onorato come padre di manifesti sovversivi e voce "pura" delle controculture. In realtà la sua vera natura non è in nessuna di queste ipotesi, ma proprio nella generale impressione di evanescenza e indefinizione che si ricava dalla loro convivenza caotica. Non è un sanguinoso intrattenimento circense per la plebaglia né l'ultima occasione rimasta pour èpater les bourgeois, semplicemente, come la mitologia e la fiaba, si vale di una naturale attitudine alla metafora semplice e tuttavia non elementare, di un'eloquenza evocativa di parabola che gli permette di rendere sinteticamente il senso globale di un concetto senza corromperlo con la didascalica saccenza dell'analisi ostentata. E se tale ammirevole naturalezza potrebbe dar luogo all'ulteriore equivoco romantico sulla purezza nativa di un'espressione naïf, la solida struttura dei suoi prodotti esemplari dovrebbe invece indicarla come scelta comunicativa consapevole e tutt'altro che ingenua.

Ambiguo ed ubiquo, il cinema horror si insinua in tutti gli anfratti della cultura proprio perché ad un tempo la esprime, la descrive e la interpreta attraverso le sue paure, senza derivarne con improbabile spontaneità da "spirito dei popoli" né ingabbiarla in artificiose impalcature di progettualità cattedratica. Inoltre il cinema fantastico coincide con un paradosso narrativo poiché, pur rappresentando un cinema di "genere", non risponde in maniera ossessiva ad uno stilema prescritto e non osserva metodicamente rigidi cliché. Questa libertà espressiva ha fatto sì che numerosi registi, soliti a generi ben diversi, abbiano valicato la soglia del consueto per godere dei privilegi narrativi del genere. In questi casi, più che di incursioni di puro spirito ludico da parte dell'"intelligentia" cinematografica, sarebbe appropriato parlare di "nostoi", nella recondita speranza di ritrovare il tanto temuto e a volte rinnegato lido natio. E' così possibile trattare le opere di Romero accanto a quelle di Truffaut, analizzare i lavori di Kubrick insieme con quelli di Mario Bava, trovare parallelismi tra le visioni oniriche di Jodorowsky e Fellini, parlare di Fulci con lo stesso rispetto riservato a Herzog. Capisco quanto possano apparire irriverenti (agli occhi di molti) tali termini di paragone, ma è indispensabile per far capire che il cinema fantastico raccoglie un numero così vasto di unità espressive, talmente eterogenee, che con un pò di presunzione e cognizione di causa, si può affermare di poter ricostruire un iter cinematografico piuttosto completo ed articolato attraverso l'analisi delle opere appartenenti a questo genere. Lo spirito di De Profundis è proprio quello di provare a raccontare questo viaggio, cercando di far comprendere ed apprezzare il lavoro di chi ha trovato nell'impervio territorio dell'inusuale il terreno fertile per materializzare la propria arte. La nostra necessità primaria era quella di non creare "un altro sito" sul cinema horror, ma cercare di rendere De Profundis "originale".

Per fare ciò è stato curato dapprima l'involucro: la scelta di un nome latino, privo di quel sentore anglofilo e di quei termini (horror, orrore, paura) di cui si è troppo abusato; una veste grafica che riuscisse ad essere al tempo stesso gradevole e semplice; la politica redazionale di non inserire nulla che potesse "inquinare" i contenuti del sito (forum, chat, download, MP3…ecc). Questa nostra linea di stile non ha certo accresciuto il numero degli accessi, ma ha circondato il sito di quel velo esclusivista che certo non ci disturba! I contenuti sono il vero orgoglio di De Profundis. Il sito è diviso in tre sezioni: una sezione dedicata alle biografie degli attori, un'altra dedicata ai registi e la terza che raccoglie le recensioni dei film. Per quanto riguarda gli attori, è possibile consultare gli articoli sui "mostri sacri" del cinema horror (Vincent Price, Christopher Lee, Lon Chaney, Boris Karloff, Bela Lugosi…ecc). Gli articoli sui registi seguono il nostro gusto personale, dunque anche il criterio di selezione può apparire "anomalo" e trovare Raimi, Browning, Freda o Corman al posto di Argento e De Palma non deve sconvolgere più di tanto. Lo spazio cui teniamo maggiormente è quello dedicato ai film, con il quale si è tentato di creare un'oasi in cui possano ritrovarsi gli amanti del cinema, un posto in cui reperire informazioni e scambiare opinioni su film attraverso le recensioni...scritte da diverse mani. La pluralità di vedute è fondamentale per avere una visione globale dell'universo cinematografico, inoltre è totalmente garantita l'indipendenza intellettuale di chi scrive, lasciando massima libertà nello scegliere le pellicole e omettendo ogni indicazione sulla linea critica da seguire. Più che un vero e proprio giudizio, le recensioni presenti nel sito testimoniano le sensazioni e le emozioni che si provano durante la visione di un film, prive di ogni timore riverenziale o sudditanza psicologica dovuta all'altisonanza di un nome e libere da pregiudizi stilistici affibbiati dalla critica ufficiale a film catalogati di serie B. Leggere la recensione del "Nosferatu" di Murnau, per poi passare a "Killer Klowns" dei fratelli Chiodo (entrambi trattati con la stessa attenzione) credo rappresenti una prova di grande maturità cinematografica e di assoluta libertà interpretativa.

De Profundis in sostanza rappresentava una sfida, sfida perché un sito che offre soltanto informazioni ha vita difficile, un grosso impegno che ci ha occupato per oltre un anno prima di poterlo mettere in rete. Adesso non si rimpiange il tempo impiegato e le difficoltà affrontate perché, pur non avendo accessi record, il sito è apprezzato da coloro che amano il cinema, da coloro che quando guardano un film riescono a carpirne lo spirito...e sinceramente era proprio ciò che volevamo realizzare.


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