 e luci in sala si congedano
discretamente, un prepotente raggio luminoso inonda l'imperscrutabile schermo
bianco offrendogli, per un attimo, l'illusione di una vita destinata presto a
rientrare nel limbo dell'inanimato. Un nuovo raggio luminoso deflora la
rinnovata oscurità per donare altra linfa vitale, al sempre meno
imperscrutabile schermo bianco. Un eterno ciclo di morte e vita che racchiude
in sé l'essenza dell'arte cinematografica. La passione per il cinema
è terribilmente invasiva, pasce fameliche fiere che richiedono, con
crescente insistenza, l'adeguato nutrimento. Tuttavia, saziare quest'ingordigia
è talmente piacevole da risultare "naturale", impulso insito nell'animo
del cinefilo come una sorta di malattia congenita il cui decorso è
impossibile arrestare, alloggiato nel suo corpo come un parassita simbiotico
che deruba e contemporaneamente arricchisce. Quest'incontenibile amore per il
cinema rappresenta l'humus creativo dal quale nasce De Profundis.
Bisognava dare corpo alle nostre passioni cercando di
ritagliare, all'interno dell'infinita produzione cinematografica, uno spazio
che riuscisse a rappresentare, in maniera coerentemente adeguata, le
sensazioni, le emozioni e la fanciullesca curiosità che accompagnano la
visione di un film. Il parall elismo con il cinema horror, o
meglio "fantastico", non è stato di difficile deduzione: l'arte
dell'eccesso visivo, dell'offesa intellettuale, dell'oltraggio di ogni radicato
e "sano" principio materializza quanto meglio i sogni e le idee di moltissimi
artisti. Il sangue e la morte come mezzo di comunicazione, l'uso di una
violenza poco convenzionale capace di incarnare il parossistico tentativo di
risvegliare le coscienze dormienti. Liquidato di volta in volta come genere
popolare, reazionario e pseudo-pornografico oppure - più
indulgentemente- come "psicanalisi dei poveri", l'horror è anche
assuefatto alle cicliche riabilitazioni che periodicamente lo proiettano
nell'empireo dell'arte provvista di dignità filosofica, sottoposto alle
più cervellotiche contorsioni esegetiche, onorato come padre di
manifesti sovversivi e voce "pura" delle controculture. In realtà la sua
vera natura non è in nessuna di queste ipotesi, ma proprio nella
generale impressione di evanescenza e indefinizione che si ricava dalla loro
convivenza caotica. Non è un sanguinoso intrattenimento circense per la
plebaglia né l'ultima occasione rimasta pour èpater les
bourgeois, semplicemente, come la mitologia e la fiaba, si vale di una naturale
attitudine alla metafora semplice e tuttavia non elementare, di un'eloquenza
evocativa di parabola che gli permette di rendere sinteticamente il senso
globale di un concetto senza corromperlo con la didascalica saccenza
dell'analisi ostentata. E se tale ammirevole naturalezza potrebbe dar luogo
all'ulteriore equivoco romantico sulla purezza nativa di un'espressione
naïf, la solida struttura dei suoi prodotti esemplari dovrebbe invece
indicarla come scelta comunicativa consapevole e tutt'altro che ingenua.
Ambiguo ed ubiquo, il cinema horror si
insinua in tutti gli anfratti della cultura proprio perché ad un tempo
la esprime, la descrive e la interpreta attraverso le sue paure, senza
derivarne con improbabile spontaneità da "spirito dei popoli" né
ingabbiarla in artificiose impalcature di progettualità cattedratica.
Inoltre il cinema fantastico coincide con un paradosso narrativo poiché,
pur rappresentando un cinema di "genere", non risponde in maniera ossessiva ad
uno stilema prescritto e non osserva metodicamente rigidi cliché. Questa
libertà espressiva ha fatto sì che numerosi registi, soliti a
generi ben diversi, abbiano valicato la soglia del consueto per godere dei
privilegi narrativi del genere. In questi casi, più che di incursioni di
puro spirito ludico da parte dell'"intelligentia" cinematografica, sarebbe
appropriato parlare di "nostoi", nella recondita speranza di ritrovare il tanto
temuto e a volte rinnegato lido natio. E' così possibile trattare le
opere di Romero accanto a quelle di Truffaut, analizzare i lavori di Kubrick
insieme con quelli di Mario Bava, trovare parallelismi tra le visioni oniriche
di Jodorowsky e Fellini, parlare di Fulci con lo stesso rispetto riservato a
Herzog. Capisco quanto possano apparire irriverenti (agli occhi di molti) tali
termini di paragone, ma è indispensabile per far capire che il cinema
fantastico raccoglie un numero così vasto di unità espressive,
talmente eterogenee, che con un pò di presunzione e cognizione di causa,
si può affermare di poter ricostruire un iter cinematografico piuttosto
completo ed articolato attraverso l'analisi delle opere appartenenti a questo
genere. Lo spirito di De Profundis è proprio quello di provare a
raccontare questo viaggio, cercando di far comprendere ed apprezzare il lavoro
di chi ha trovato nell'impervio territorio dell'inusuale il terreno fertile per
materializzare la propria arte. La nostra necessità primaria era quella
di non creare "un altro sito" sul cinema horror, ma cercare di rendere De
Profundis "originale".
Per fare ciò è stato curato dapprima
l'involucro: la scelta di un nome latino, privo di quel sentore anglofilo e di
quei termini (horror, orrore, paura) di cui si è troppo abusato; una
veste grafica che riuscisse ad essere al tempo stesso gradevole e semplice; la
politica redazionale di non inserire nulla che potesse "inquinare" i contenuti
del sito (forum, chat, download, MP3
ecc). Questa nostra linea di stile
non ha certo accresciuto il numero degli accessi, ma ha circondato il sito di
quel velo esclusivista che certo non ci disturba! I contenuti sono il vero
orgoglio di De Profundis. Il sito è diviso in tre sezioni: una sezione
dedicata alle biografie degli attori, un'altra dedicata ai registi e la terza
che raccoglie le recensioni dei film. Per quanto riguarda gli attori, è
possibile consultare gli articoli sui "mostri sacri" del cinema horror (Vincent
Price, Christopher Lee, Lon Chaney, Boris Karloff, Bela Lugosi
ecc). Gli
articoli sui registi seguono il nostro gusto personale, dunque anche il
criterio di selezione può apparire "anomalo" e trovare Raimi, Browning,
Freda o Corman al posto di Argento e De Palma non deve sconvolgere più
di tanto. Lo spazio cui teniamo maggiormente è quello dedicato ai film,
con il quale si è tentato di creare un'oasi in cui possano ritrovarsi
gli amanti del cinema, un posto in cui reperire informazioni e scambiare
opinioni su film attraverso le recensioni...scritte da diverse mani. La
pluralità di vedute è fondamentale per avere una visione globale
dell'universo cinematografico, inoltre è totalmente garantita
l'indipendenza intellettuale di chi scrive, lasciando massima libertà
nello scegliere le pellicole e omettendo ogni indicazione sulla linea critica
da seguire. Più che un vero e proprio giudizio, le recensioni presenti
nel sito testimoniano le sensazioni e le emozioni che si provano durante la
visione di un film, prive di ogni timore riverenziale o sudditanza psicologica
dovuta all'altisonanza di un nome e libere da pregiudizi stilistici affibbiati
dalla critica ufficiale a film catalogati di serie B. Leggere la recensione del
"Nosferatu" di Murnau, per poi passare a "Killer Klowns" dei fratelli Chiodo
(entrambi trattati con la stessa attenzione) credo rappresenti una prova di
grande maturità cinematografica e di assoluta libertà
interpretativa.
De Profundis in sostanza rappresentava una sfida,
sfida perché un sito che offre soltanto informazioni ha vita difficile,
un grosso impegno che ci ha occupato per oltre un anno prima di poterlo mettere
in rete. Adesso non si rimpiange il tempo impiegato e le difficoltà
affrontate perché, pur non avendo accessi record, il sito è
apprezzato da coloro che amano il cinema, da coloro che quando guardano un film
riescono a carpirne lo spirito...e sinceramente era proprio ciò che
volevamo realizzare.
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