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- Armadilli in Transilvania - di IrmaVep
Fascino esotico e terrori xenofobi
dalle pagine di Stoker al film di Tod Browning  (pag 1/5)



"Signori, abbiamo a che fare con i Non Morti."

Van Helsing (Edward Van Sloan)

Quello di Leonard Wolf è probabilmente il più noto e sicuramente il più divertente dei molti commenti al romanzo di Bram Stoker. L'edizione in mio possesso del suo Dracula Annotato si apre con una dedica speciale a Bela Lugosi e Christopher Lee. L'omaggio è quanto mai doveroso, perché è con i loro volti, con i loro modi, che ben tre generazioni di appassionati lettori del romanzo hanno immaginato il Conte Dracula, e questo a dispetto dello stesso Stoker, che ne rende una descrizione radicalmente diversa. Avendo conquistato una simile fortuna nell'immaginario collettivo viene il ragionevole sospetto che i due film da loro interpretati, separati da una trentina di anni e da una diametralmente opposta concezione del vampiro, siano qualcosa di più di un'operazione commerciale di discutibile livello. Nel 1931 la Universal fece di Dracula un film. Un film interpretato da Bela Lugosi, fotografato da Karl Freund, diretto da Tod Browning (per la verità è incerto in quale misura). A questa data il successo del conte si era propagato con una rapidità degna della peggior peste vampirica dalla platea del Fulton Theatre a quelle degli altri maggiori teatri americani, e la storia del Dracula recitato era già piuttosto lunga. Lo stesso Bram Stoker era un uomo di teatro.

Curiosamente il padre di Dracula, come quello di Lord Ruthven, era stato strappato ad un'esistenza apparentemente vocata all'assoluta "normalità" dal momento in cui "un essere in tutto straordinario gli aveva attraversato la strada". In seguito all'incontro con Sir Henry Irving, esagitato istrione specializzato in caratteri luciferini, Stoker decise di abbandonare la sua rispettabile carriera di burocrate per dedicarsi a tempo pieno a curarne gli interessi: per Irving egli fu segretario personale, manager e persino biografo, continuando nel frattempo la propria attività di scrittore e dando quindi alla luce il Conte Dracula, uno dei rari personaggi noti per aver abbondantemente superato in celebrità il proprio creatore. Anche se pare che proprio sotto gli occhi dello stesso Bram, nonché sotto quelli assai poco benevoli dell'ingombrante mattatore, si sia tenuta una prima "lettura drammatica" di Dracula, Stoker non volle occuparsi direttamente di un adattamento teatrale del proprio lavoro, cui pure aveva pensato, e dopo la sua morte la moglie Florence si affidò per questo all'estro, in realtà non eccelso, dell'amico Hamilton Deane, cui si devono le linee fondamentali con cui la vicenda del conte raggiunse le ribalte teatrali e in seguito quelle cinematografiche. Pochi anni dopo fu appunto nella versione di Deane, ulteriormente rimaneggiata dal più brillante Balderston e sotto l'esperto controllo dell'ingegnoso e sfortunato produttore Horace Liveright, che Dracula attraversò l'oceano e si fece largo nei teatri del nuovo mondo. Sin dal 1927, data del suo debutto americano, il Conte si incarnò piuttosto spesso nelle spoglie mortali dell'oscuro attore ungherese Bela Lugosi, uno degli interpreti scelti in vece del troppo esoso e poco accomodante Raymond Huntley, giovane attore inglese che in questo ruolo aveva ottenuto in patria un certo successo.

Arriviamo così alla vigilia del Dracula della Universal, la casa di produzione cui va il merito di aver inaugurato una vitalissima stagione horror del cinema americano, sovente ispirata proprio alle gloriose tenebre della letteratura vittoriana. Ben determinata a sfornare il suo Dracula, la Universal aveva affidato la regia al talentuoso Browning, ma restava insoluto, dopo la tragica scomparsa del grande Lon Chaney, il problema di trovare un attore adatto per levatura e presenza ad interpretare un personaggio tanto ingombrante. Bela Lugosi riuscì faticosamente a sbarazzarsi della concorrenza dimostrando una sincera e passionale preoccupazione per le sorti del film e prodigandosi attivamente per il progetto. Il più significativo dei suoi meriti è senz'altro l'aver procurato alla Universal i diritti d'autore di Dracula, persuadendo con una fitta serie di lettere la diffidente signora Stoker, i cui solerti avvocati avevano già messo in ginocchio la Prana Film ai tempi del Nosferatu di Murnau (1922). Dunque così come l'affascinante intercessione di Balderstone sembra essere stata la premessa dell'esportazione teatrale di Dracula, fu anche grazie alle premure di Lugosi che la produzione poté avere inizio con la benevola approvazione dell'agguerrita vedova e un protagonista del tutto incapace di parlare e comprendere la lingua inglese, ma abbastanza tenace da memorizzare foneticamente il copione intero e ingaggiare un serrato ed estenuante carteggio pur di procurare a Dracula un'inedita immortalità di celluloide.

"Sapete che vengo dalle oscure montagne dell'Ungheria dove, tra le braccia della mia anziana bambinaia, sentii i racconti di Vampiri e vidi le loro vittime."

Bela Lugosi, in una storia "vera" narrata alla NBC Radio, nel 1955.

Dracula è un romanzo di eccezionale polivalenza, ma alle molte storie che racconta è sotteso quello che definirei senz'altro un tema portante, ovvero il conflitto fra due mondi differenti, distanti, separati e l'uno per l'altro pericolosi, quando non esplicitamente ostili: quello dei vivi e quello dei morti, per partire da una distinzione di condizione esistenziale, ma anche uniformità e difformità, ordine e anarchia, normalità e devianza, e ancora e spesso, l'Oriente e l'Occidente, quelli con le O maiuscole pesantemente caricate di sentimenti fin troppo evidenti. Tutte queste contrapposizioni possono essere rintracciate con fondamento nel confronto fra l'umanità e il vampiro, e valgono a rappresentarsi vicendevolmente come modi del contrasto fra identità e alterità. In particolare però è l'ultima coppia dicotomica citata a segnare pesantemente sia il testo stokeriano che il film di Browning: la sua importanza supera a mio avviso persino quella della pur fondamentale tematica sessuale, cui del resto si associa lateralmente.




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