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Nome di battesimo:  Lucio Fulci
Data e luogo di nascita:  17 Giugno 1927, Roma, Italia
Data e luogo di morte:  14 Marzo 1996, Roma, Italia

Io non mi ritengo niente più che un artigiano. Il cinema per me é soprattutto tecnica, lavoro, professionalità. Io non ho paura del buio, ho paura di accendere il televisore perché mi darà terrori da covare dentro me stesso, facendo apparire un mondo orrendo e deforme.

LucioIl modo di fare cinema di questo grande autore è espresso chiaramente in queste affermazioni: lavoro fatto con professionalità e tanta, tanta passione, lottando un pò contro tutti (critica, budget, produzioni e a volte il pubblico, rigorosamente italiano), cercando di mostrare allo spettatore qualcosa di terribilmente onirico in modo da esorcizzare l’orrore quotidiano che ci circonda. Abbandonati gli studi di medicina, Fulci entra nel mondo del cinema come redattore e documentarista del cinegiornale “La settimana Incom”, si dedica in seguito alla sceneggiatura collaborando con Steno e Monicelli in alcuni classici della commedia all’italiana come “Un giorno in pretura” e “Un americano a Roma”. Nel 1959 esordisce alla regia con “I ladri”, brillante parodia dei gangster movie americani con protagonisti Totò e Fred Buscaglione. Fulci si specializza nel genere comico contribuendo al successo della coppia Franchi-Ingrassia, in trent’anni di carriera si avvicina un pò a tutti generi cinematografici: il western, il dramma storico (”Beatrice Cenci”), la commedia, il poliziesco, l’erotico. Ma é proprio grazie alle sue incursioni nel mondo del thriller e dell’orrore che deve la sua grande fama internazionale. Nel 1971, dopo un thriller erotico (”Una sull’altra”) realizza il suo primo film fantastico: "Una lucertola con la pelle di donna", girato a Londra e interpretato da Florinda Bolkan, Stanley Baker e Leo Glenn, il film racconta di una donna che a causa delle persecuzioni di un misterioso maniaco si trova sull’orlo della follia. Una curiosità legata a questa pellicola riguarda gli effetti speciali elaborati da Carlo Rambaldi che in una sconvolgente sequenza mostra dei cani orrendamente torturati e vivisezionati, la faccenda arrivò in tribunale per le denuncie di alcune associazioni animaliste e proprio qui Rambaldi portò le sue creazioni dimostrando che si trattava solo di finzione. L’eccesso visivo, la violenza con cui il regista romano porta sullo schermo l’orrore per paralizzare lo spettatore, l’uso indiscriminato del sangue come mezzo di comunicazione sono una prerogativa costante del cinema di Fulci, che non si limita solo alla produzione horror, infatti anche in film come “Zanna bianca” o “Luca il contrabbandiere” è possibile imbattersi in sequenze mozzafiato ed in “grand guignoleschi” effetti speciali.

Non si sevizia un paperino Il 1972 è contraddistinto dalla produzione di uno dei migliori thriller italiani di sempre, “Non si sevizia un Paperino” sceneggiato da un soggetto dello stesso Fulci ed interpretato da Florinda Bolkan, Barbara Bouchet e Tomas Milian è sicuramente un thriller atipico, ambientato in un piccolo paesino della Lucania dove si nasconde un assassino di bambini. L’orrore di periferia (tanto caro a Pupi Avati), la mal celata ipocrisia degli abitanti, la mancanza di umanità, il presentare le stesse vittime (i bambini) senza pietismo conferiscono al film una grandissima forza espressiva. “Non si sevizia un Paperino” ebbe (come molti altri film di Fulci) problemi con la censura a causa di alcune scene in cui Barbara Bouchet nuda provocava un bambino, il tutto si risolse in quanto la produzione dimostrò che in realtà si trattava di un nano maggiorenne, così il film poté uscire. Dopo la parentesi horror-comica de “Il Cav. Costante Nicosia, ovvero Dracula in Brianza”(da un soggetto di Pupi Avati), nel 1977 Fulci ritorna al thriller con “7 note in nero”, che come “Non si sevizia un paperino” mantiene una propria identità non risultando influenzato dallo stile Argentiano (sulla cresta dell’onda in questo periodo). Anche se la sceneggiatura non lo aiuta particolarmente, il regista da una grande prova delle sue capacità tecniche, confezionando un giallo classico, senza eccessivi spargimenti di sangue, ma nel quale libera il suo talento visivo personalizzando con raffinati giochi di ripresa la pellicola. Il 1979 segna una data fondamentale per la carriera di Lucio Fulci. Il produttore Fabrizio De Angelis, in seguito al grandissimo successo dello Zombi di Romero, decide di realizzare un film a basso costo sullo stesso tema e chiama Fulci per dirigere “Zombi 2”.

Zombi2 Il film si distacca dalle implicazioni socio-politiche del film di Romero, puntando esclusivamente sull’orrore visivo, ricollocando la storia nel suo habitat naturale, cioé in un isola delle Antille patria del voodoo. Fulci si dedica all’aspetto malsano della storia, raccontando un inferno dove non esiste pietà per nessuno e dove (grazie agli straordinari effetti di Giannetto De Rossi) le atrocità, le gesta degli zombi, riempiono lo schermo dal primo all’ultimo fotogramma. Il film riscuote un inaspettato successo in Italia, ma soprattutto all’estero dov’é tuttora considerato un vero e proprio cult-movie. Spinto dal successo, il regista romano si appresta a realizzare (al pari di Romero) la sua personale trilogia sui morti viventi. “Paura nella città dei morti viventi” esce nel 1980, qualitativamente superiore al precedente, rappresenta l’apice artistico di Fulci. Le angoscianti atmosfere Lovecraftiane (la vicenda si svolge a Dunwich), rese così reali dalle scenografie di Massimo Geleng e la brillante fotografia di Sergio Salvati conferiscono al film un’aura infernale che sfocia nei devastanti effetti speciali di Giannetto De Rossi. Il suicidio di un prete spalanca le porte dell’inferno ed un armata di zombi invade la cittadina maledetta di Dunwich, per liberarla dal male, i protagonisti saranno costretti a scendere negli abissi infernali. “Paura nella città dei morti viventi” vinse il premio del pubblico al Festival del cinema Fantastico di Parigi (maggiore manifestazione Europea per il cinema horror). Nel 1981 Fulci gira una versione moderna del “Gatto nero” di Poe. La sceneggiatura di “Black cat” non è certo brillante, ma il regista riesce ugualmente a rendere interessante un film poco valido per i contenuti, grazie soprattutto alle inquietanti soggettive del felino.

L'aldiląNello stesso anno Fulci conclude la trilogia dei morti viventi con il suo capolavoro: “L’Aldilà”. Il film racchiude tutto il cinema di Fulci, disegnando una dimensione onirica e fantastica che si libera di qualsiasi zavorra logica. La storia narra di un pittore considerato satanista e per tanto giustiziato (crocifisso), nel 1927, dal popolo inferocito, dopo poco più di mezzo secolo è giunta l’ora della vendetta...si aprono le porte dell’aldilà. Nel film abbondano le citazioni da “Shining” a “Inferno”, ma Fulci riesce con grande maestria a svincolarsi dalla “copia”, trasformando il tutto in una raffinata storia di fantasmi, dove la dimensione mistica, i mondi ultraterreni sono i veri protagonisti della vicenda. Il ritmo é così incalzante da impedire allo spettatore di porsi delle domande sullo svolgersi della storia, domande a cui non c’é risposta, poiché non si può spiegare ciò che non si conosce, Fulci dà un’interpretazione personale di come potrebbe essere “l’aldilà” confezionando un poema macabro retto esclusivamente dalla logica dell’artista. Nello stesso anno Fulci dirige “Quella villa accanto al cimitero”, girato nei pressi di Boston. Il dr. Freudstein, mutatosi in un mostro orrendo a causa dei suoi esperimenti sull’immortalità, semina il terrore in quella casa che un tempo era stata sua e che adesso cela in cantina il suo macabro nascondiglio. Il film, pur risultando meno splatter dei precedenti, è indubbiamente il più angosciante della produzione di Fulci, le riprese, quasi totalmente in interni, donano quell’atmosfera claustrofobica che imprigiona gli inconsapevoli protagonisti, destinati ad una morte atroce. Nel 1982 Fulci ritorna al thriller confezionando una brillante e tormentata vicenda poliziesca. “Lo squartatore di New York”, pur avendo la struttura del giallo, si segnala per la presenza di sconvolgenti scene di violenza immerse in un ambiente ambiguo e vizioso. Fulci da ancora una volta prova della sua grande preparazione tecnica e della sua geniale regia, simulando una ripresa in cui si assiste ad un omicidio visto dall’interno del corpo della vittima. Lo stesso anno, basato su di una mediocre sceneggiatura dirige “Manhattan Baby”, che nonostante alcune invenzioni del regista rimane un film poco riuscito, Fulci lo ricorda così: ”E’ un film che non ho mai amato e che ho realizzato solo per rispettare un contratto....è un film senza interesse..un incidente di percorso”.

Nel 1983 esce “Conquest” un’ incursione nel mondo della fantasy a seguito del successo di “Conan il Barbaro” di Milius, Fulci dimostra, ancora una volta, di essere in grado di dirigere qualsiasi genere di film, riuscendo oltretutto a personalizzarlo efficacemente. Dopo l’intermezzo fantascientifico de “I guerrieri dell’anno 2072” Fulci riprende il thriller con “Murderock uccide a passo di danza”.Il Dr. Freudstein in azione Un giallo atipico per Fulci, poco sangue e alla base la scia di successo lasciata in italia da “Saranno famosi”. Da questo momento in poi Fulci comincia ad avere grossi problemi con le produzioni non riuscendo a realizzare un film con un badget decente si susseguono così una serie di film (”Aenigma”, “Zombi3”, “Sodoma’s ghost”, “Demonia”, “Un gatto nel cervello”) che pur avendo delle buone idee di partenza risultano alla fine confusionari, con un cast non all’altezza e con sceneggiature sempre più approssimative. Fulci soffriva in modo particolare questa situazione, soprattutto lo snobbismo della critica nei suoi confronti era ciò che lo feriva maggiormente. Nel 1995 si apre uno spiraglio per la sua rivalutazione artistica, infatti Dario Argento decide di produrre un film per la regia di Fulci. Il regista romano scrive il soggetto e la sceneggiatura di “Maschera Di Cera”, ma sfortunatamente muore poco prima dell’inizio delle riprese affidate poi a Sergio Stivaletti addetto agli effetti speciali. Ciò che appare evidente dalla visione dei film di Lucio Fulci é il suo totale bisogno di fare cinema, di imprimere su pellicola le proprie idee, i propri sogni. Le sue invenzioni, le sue trovate rimarranno per sempre impresse nella mente di ogni appassionato di questo genere, le storie portate da Fulci sul grande schermo presentano un alone di macabra poesia che li rende unici, e che fa di lui un vero Autore.




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