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Nome di battesimo:  John Howard Carpenter
Data e luogo di nascita:  16 Gennaio 1948, Carthage, USA

Lavorare con molti soldi o ochissimi soldi è la stessa cosa... è tutta una questione di saper raccontare una storia.

LJohniglio di un insegnante di musica moderna all'universita' eredita dal padre la passione per la musica. Dopo aver studiato i classici della musica mette su un complesso rock, i “Coup de villes”, riscuotendo un discreto successo nei panni di bassista-vocalist. Oltre all'interesse per la musica Carpenter ha un'altra grande passione: i film di fantascienza ed i western. Questo lo spinge ad iscriversi alla “film school”, gira parecchi cortometraggi, e con "The resurrection of Bronco Billy" di cui é autore del soggetto, della sceneggiatura e della musica vince l’Oscar per il miglior soggetto. Nel 1970 progetta e realizza il suo primo lungometraggio: "Dark Star" che presenta come saggio di diploma concludendo il suo corso di studi. Il suo secondo film è anche il suo primo film professionale: " Distretto13: le brigate della morte" e' un claustrofobico western metropolitano. Arriva poi la svolta della sua carriera, il film che darà un’impronta a tutta la sua produzione: " Halloween, la notte delle streghe", film che realizza con un budget minimo, ma che riscuote uno strepitoso successo con esso Carpenter traccia l’identikit del serial killer “inumano” che sarà destinato ad infestare le produzioni hollywoodiane fino ai giorni nostri.

fuga da New YorkNel 1979 trionfa al Festival di Avoriaz con "The fog" pellicola che riprende le atmosfere gotiche care alle produzioni hammer e Corman, dando loro una collocazione moderna, insediando la paura all’interno di un banco di nebbia, sconvolgendo così l’idea che la nebbia sia comprimaria nella storia e solo comparsa del male. Questo successo lo avvicina alle grandi majors di Hollywood, così da poter disporre di grandi mezzi e di numerosi collaboratori, ma vedendo un pò più limitato il suo spirito ribelle dall’ingerenza della produzione. "1997: fuga da New York" rappresenta la nuova chiave di lettura (meglio definita in seguito da “Blade runner”) del cinema di fantascienza ed allo stesso tempo é il film in cui appare più evidente il tema fondamentale nel cinema di Carpenter: l’uomo che da solo combatte contro un male dilagante. Il film diventa subito un cult-movie, il personaggio principale interpretato da Kurt Russel (Jena Pliskenn) entrerà nell’immaginario collettivo come il prototipo dell’eroe moderno, mentre la vibrante colonna sonora (scritta dallo stesso regista) rimbomberà nelle orecchie degli spettatori per parecchio tempo.

Nel 1982 il regista, diventato ormai famoso, corona un suo vecchio sogno: realizzare la sua versione di “La cosa da un altro mondo” un vecchio film di fantascienza anni ‘50 a lui particolarmente caro. Gira " La cosa" , forse il suo film migliore, avvalendosi di curatissimi e tuttora validi effetti speciali. Il seguente " Christine: la macchina infernale", rappresenta una delle migliori trasposizioni cinematografiche di un racconto di Stephen King, con il quale Carpenter La macchina infernaledimostra, ancora una volta, la raffinatezza della sua forza narrativa. Seguono "Starman", una romantica favola aliena e la divertente avventura di “Grosso guaio a Chinatown”, che però non riscuote un grande successo di critica e di pubblico. Questo diventa un pretesto per rompere i, già tesissimi, rapporti con le grandi produzioni hollywoodiane. Rimane inattivo per qualche anno ritornando nel 1987 con una produzione indipendente a basso costo. "Il signore del male" é un film forse un pò sottovalutato, in cui Carpenter fa esplodere la propria rabbia (proprio questo rappresenta il limite del film), tornando prepotentemente sui temi, che per motivi di “tacita censura hollywoodiana” aveva dovuto camuffare nelle precedenti produzioni. Il male é sempre più forte, talmente forte da sconvolgere la realtà e da mettere in dubbio tutto ciò che nella vita di tutti i giorni appare intoccabile. Lo stesso tema, razionalmente sviluppato e meglio articolato é il protagonista assoluto del bellissimo " Essi vivono" in cui la critica carpenteriana alla società americana tocca l’apice della sua efficacia. "Le Avventure di un uomo invisibile" (1992) , si segnala per gli straordinari effetti digitali e in "Body bags. Corpi estranei", film ad episodi co-diretto con Tobe Hooper, Carpenter si diverte a recitare una parte insieme ad altri illustri colleghi: Craven, Raimi e Corman.

Sam Neill è John Trent ne "Il Seme della follia"  Nel 1994 esce "Il seme della follia" un film in cui prevale l’illogicita e la slegatura (voluta) della sceneggiatura, questa scelta unita alle forti atmosfere Lovecraftiane rende la pellicola molto particolare e gradevole, unico limite é rappresentato da una sorta di confusione che scaturisce con l’evolversi della storia...come se il controllo dell’illogicità sia scappata di mano al regista. Con "Il villaggio dei dannati" (1995) ritorna alla sua passione, i film di fantascienza anni 50, ma stavolta l’operazione remake non ha lo stesso esito de “La cosa”. Il seguente film “Fuga da Los Angeles” segnaVampires il ritorno di Jena Pliskenn, che non ha un buon impatto sul pubblico, Carpenter più che un sequel realizza un remake utilizzando le tecniche moderne, molte scene sono identiche al precedente “1997: fuga da New York” e lo storyboard segue la stessa falsa riga. Da segnalare il finale, in cui un freddo e cinico Kurt Russel “spegne” il mondo facendolo regredire all’età della pietra. "Vampires" (1998) é un B-movie per eccellenza che per definizione dello stesso regista “...non sono film meno costosi, buoni o importanti, ma film il cui principale obiettivo sia intrattenere...” é una storia di vampiri atipica, un moderno western, con un gruppo di spietati ammazzavampiri che ricorda molto lo stereotipo di bounty-killer degli spaghetti-western. E un film gradevole da vedere, pieno d’azione, con un buon cast, una colonna sonora d’atmosfera, ma certo non il capolavoro di Carpenter.

Per John Carpenter, più che per ogni altro, il cinema horror é un mezzo d’espressione, uno strumento per trasmettere le proprie emozioni allo spettatore non disdegnando di concedersi dei piccoli spazi per far riflettere sulla condizione umana negli Stati Uniti. Nei suoi film il protagonista é sempre distaccato dal contesto narrativo e si ritrova solo a combattere con qualcosa di apparentemente invincibile; questa figura rispecchia la personalità stessa di Carpenter, il suo disagio giovanile dopo il trasferimento della sua famiglia nel sud degli Stati Uniti in cui si ritrovò intrappolato da una una cultura che non gli apparteneva. QuHalloweenesta sensazione venne amplificata dalla consapevolezza della guerra, nata dai racconti dei genitori sul conflitto mondiale appena terminato, consolidata dalla reale miaccia di un conflitto nucleare fino all’assurdità ed alla violenza del Vietnam. Questa “paura” di essere coperti “sotto una nube di morte” ed il boom del cinema fantascientifico degli anni 50-60 segna Carpenter come altri suoi illustri colleghi (Joe Dante, David Cronenberg, David Lynch) spingendolo verso una direzione espressiva a lui più congeniale e con la quale riesce meglio ad esorcizzare le proprie paure. Attraverso questa filosofia ed una cinematografia basata sui B-movie Carpenter é diventato uno dei più grandi ed apprezzati autori del cinema horror. Il suo spirito libero, indipendente a tratti anarchico ha trasmesso alle sue pellicole una forza straordinaria, affiancata e sorretta dalla grande professionalità e preparazione tecnica; Carpenter, infatti, é uno dei pochi che oltre alla regia firma sceneggiatura, soggetto, a volte il montaggio, ma soprattutto la musica. Da grande musicista qual’é, John Carpenter ha firmato delle bellissime colonne sonore, mai estranee alle immagini che commentano e di grande effetto sonoro. Una mente poliedrica che ha realizzato alcune delle pellicole destinate ad avere un posto d’onore nella storia del cinema.




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