E' impossibile spiegare i trucchi perché, se si vede,
significa che un trucco non è venuto bene, e se non si vede nessuno si
accorge che è un trucco
 iglio dello scenografo Eugenio, abbandona
il progetto iniziale di seguire l'arte della pittura per accostarsi al cinema
lavorando insieme al padre. Negli anni '40 si fa notare per le sue innovative
tecniche d'illuminazione e per i realistici effetti speciali, collabora
così (come direttore della fotografia) con i grandi registi del momento,
tra i quali Rossellini, Steno e Monicelli. Inizia a fare esperienza alla regia
con una serie di documentari sul mondo dell'arte, ma nel 1956 é
l'incontro con Riccardo Freda che segna la svolta della sua carriera artistica.
Collabora con il regista alla realizzazione de "I Vampiri" occupandosi della
fotografia e degli effetti speciali (indimenticabile la scena del veloce
invecchiamento della protagonista), e dirigendo anche parte del film, causa
l'abbandono del set da parte di Freda per incomprensioni con la produzione. Il
duo Freda-Bava produce altri due film: "Agi Murad, il diavolo bianco" (1958) ed
il fantascientifico "Caltiki, il mostro immortale" (1959).
Il suo vero debutto alla regia giunge nel
1960 quando, sulla scia del successo del "Dracula" di Terence Fisher, Bava
decide di realizzare un film divenuto culto per tutti gli appassionati di
questo genere: "La maschera del Demonio". E' un sorprendente ed inaspettato
successo, soprattutto all'estero, si può definirlo il primo vero horror
made in Italy, infatti, a differenza dei predecessori, Bava non risparmia allo
spettatore l'aspetto truculento della vicenda mostrando senza timore, sangue ed
efferatezze che finora nessun altro regista italiano aveva avuto il coraggio di
far vedere. Il film non é, in ogni caso, basato solo su questo,
l'angosciante atmosfera che pervade tutta la pellicola, la grande
interpretazione di Barbara Steele (che incarna allo stesso tempo sia il bene
che il male) associate alle grandi capacità tecniche ed artistiche di
Bava contribuiscono alla genesi di questo capolavoro. Così come Fulci,
anche Bava dimostra la sua duttilità espressiva spaziando in molteplici
generi: dalla mitologia (Ercole al centro della terra) al western (La strada
per fort Alamo, Ringo nel Nebraska, Ray Colt & Whinchester Jack), dal
giallo (La ragazza che sapeva troppo, Cinque bambole per la luna d'agosto) al
fantastico (Diabolik) per finire con il comico nazional-popolare di Franco e
Ciccio (Le spie vengono da semifreddo).
La sua grande passione rimane comunque il cinema horror, dopo
il successo de "La maschera del Demonio", nel 1963 realizza "La frusta ed il
corpo" una malsana storia d'amore tra Kurt (Christopher Lee) e Nevenka (Daliah
Lavi) che é destinata a continuare anche dopo la
morte. Il film ebbe grossi problemi con la censura a causa del non troppo
velato rapporto sadomaso tra i due protagonisti, mostrato in tutto il suo
tenebroso fascino; lo stesso Bava fu processato e condannato a 2 mesi di
prigione, pena che non scontò grazie alla condizionale, ma che
macchiò la sua fedina penale. Un anno dopo gira uno dei suoi migliori
film "I tre volti della paura", un film ad episodi che sfrutta tre grandi
capolavori della letteratura (Cechov, Tolstoj e Maupassant) come spunto di
partenza. Il film é un concentrato di paura ed ironia, magistralmente
materializzati dall'imponente figura di Boris Karloff. Il film ebbe un successo
travolgente all'estero (dove uscì come "Black Sabbath"). Nel 1964 Bava
dirige "Sei donne per l'assassino", un giallo dalle forti tinte con il quale
traccia lo schema del thriller truculento "all'italiana" di cui coglierà
l'essenza soprattutto Dario Argento. Il 1965 segna la data della realizzazione
del primo "vero" film di fantascienza italiano, "Terrore nello spazio" viene
girato da Bava in condizioni davvero "drammatiche". La produzione mette a
disposizione del regista un budget molto vicino allo zero, solo la maestria e
l'ingegno di Bava riescono a realizzare un prodotto decente. Un soggetto che
gioca su un equivoco rivelato solo nel geniale finale, i giochi di camera e i
"caserecci" effetti speciali rendono questo film indimenticabile. L'anno
seguente vede l'uscita di "Operazione Paura", una storia di fantasmi e
maledizioni materializzate da un'avvolgente atmosfera fantastica ed una serie
di bellissime invenzioni narrative. Nel 1969 un nuovo capolavoro viene
partorito dalla geniale mente del regista: "Il rosso segno della follia" prende
come spunto il successo di Psycho miscelandolo con una cupa storia di fantasmi.
Il risultato é eccellente, soprattutto perché stavolta Bava
dispone di più tempo del solito per cui il film risulta la sua opera
più curata e studiata. "Reazione a catena" vede la luce un anno dopo,
questo film può essere considerato il primo film spaltter italiano (ma
viene in seguito ripreso anche dalle grandi produzioni americane). Una storia
quasi illogica che procede attraverso i delitti più atroci per approdare
ad un paradossale finale denso di humor nero.
Nel 1972 Bava dirige "Gli orrori del castello di
Norimberga", una favola noir, un omaggio al cinema horror degli anni '60. Dopo
le parentesi, esorcista di "Lisa e il Diavolo" (film su commissione di cui lo
stesso Bava rinnegherà la paternità) e thriller di "Cani
arrabbiati", nel 1977 Bava dirige l'ultimo suo film. "Shock" é una
storia di fantasmi, molto ambigua e piena di colpi di scena con una grande
interpretazione di Daria Nicolodi, costantemente sull'orlo di una crisi di
nervi. Il film ebbe un grande successo all'estero, soprattutto in Giappone, in
Italia passò naturalmente inosservato. Nel 1978 Bava, ormai malato, gira
un film per la televisione insieme al figlio Lamberto: "La Venere d'Ille"
interpretato da Daria Nicolodi e Marc Porel, é una singolare storia
gotica che riprende i primi film del regista. L'anno seguente Mario Bava si
spegne a Roma mentre lavorava ad un ambizioso progetto per la realizzazione di
un film di fantascienza.
Mario Bava lascia al mondo del cinema una grossa
eredità, che non si limita solo a ciò che ci é rimasto in
pellicola, i suoi film sono indiscutibilmente una geniale combinazione di humor
nero, ambientazioni gotiche, storie fantastiche e affascinanti, ma ciò
che più é importante é sapere che il suo lavoro ha dato
una "direzione" ai futuri registi; Bava é da considerarsi un vero e
proprio Maestro, modello ed oggetto di citazione da parte di moltissimi
artisti. Nonostante la critica italiana gli fosse avversa, non soffrì
particolarmente questa situazione (a differenza di Fulci), anzi trovava sempre
il modo per scherzarci sopra. Dotato di grande autoironia, a chi gli chiedeva
come mai, secondo lui, i suoi film erano più apprezzati in Francia e
negli Stati uniti che in Italia, rispondeva: "Loro sono più fessi di
noi!".
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