Se un fan sfegatato di Romero e Stan Lee, con una passione sfrenata per il wrestling decidesse mai di cimentarsi con il cinema, che cosa potrebbe realizzare se non “Zombie King and the Legion of Doom” (titolo europeo). In una, non meglio specificata, dimensione spazio temporale, wrestler mascherati popolano un mondo in cui gli zombi sembrano essere diventati una presenza quasi naturale, anche se non particolarmente minacciosa rispetto gli standard romeriani. Un wrestler dalle malvagie attitudini, tale “Antonino” fattosi fortunatamente ribattezzare “Zombie King”, escogita un piano per conquistare il mondo avvalendosi di un esercito di morti viventi. Ulisse (l’eroe mascherato) ed i suoi amici (anch’essi mascherati) sventeranno i suoi diabolici piani.
Premesso che il livello dell’opera è quasi amatoriale, che l’idea dei lottatori mascherati avrebbe anche potuto essere uno spunto interessante e che l’abbondante ironia alleggerisce di molto l’impegno dello spettatore, c’è da dire che “Zombie King” pecca di una regia non brillantissima e di uno script più confusionario che demenziale. Stacey Case paga il pegno della sua prima esperienza cinematografica tributando oltre il dovuto le sue passioni a discapito di una storia che non appare così fluida come avrebbe dovuto essere.
Pochi zombi e troppi combattimenti. Così potrebbe essere sintetizzato “Zombie King”, il ring la fa da padrone, e se non si è grandi appassionati del genere, presto si sbadiglia. Buoni gli effetti caserecci ed il make-up dei morti viventi, oltremodo adeguata la colonna sonora. Ottime alcune trovate e di notevole impatto visivo alcune scene (come la donna zombie sovrappeso che, in costume e ciambella, esce dalle acque per approdare su una spiaggia deserta ed innevata).
Due sono le note di rilievo.
La prima è l’estremo realismo dei combattimenti, dovuto probabilmente all’utilizzo di veri lottatori, tanto che alcuni match di questo film sono molto più credibili dei rispettivi match delle varie federazioni ufficiali trasmessi in TV. La seconda è il design delle maschere, esteticamente pregevoli ed accattivanti, come quella di Tiki. Il party conclusivo con uomini e donne mascherati che danzano e brindano insieme ad un manipolo di zombi addomesticati si merita un piccolo riconoscimento, così come la scena lesbo tra una donna e la sua fidanzata zombi. Da vedere se appassionati di zombi, da amare se anche fan del wrestling.
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