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L'UCCELLO DALLE PIUME DI CRISTALLO


 
Titolo originale:  L' Uccello dalle piume di cristallo
Produzione:  Italia, 1970
Regia:  Dario Argento
Cast:  Tony Musante, Suzy Kendall, Enrico Maria Salerno, Eva Renzi
 

“L’uccello dalle piume di cristallo” è il primo film di Dario Argento, un’opera che può essere a tutti gli effetti considerata una tra le migliori del regista. Non un horror, ma un thriller in cui si delinea già chiaramente la poetica del regista. Argento si muove disinvolto ed esplora lento e felino gli ambienti che fanno da sfondo alla vicenda. Uno scrittore americano in procinto di ritornare negli States, mentre passeggia, è testimone oculare di un’aggressione. Scorge l’assassino intento a infierire sulla vittima e, mentre accorre in aiuto della donna, viene intrappolato tra le vetrate di una galleria d’arte dall’assassino in fuga. Il protagonista ricostruisce mentalmente più volte la scena, facendola rivivere allo spettatore grazie ai numerosi flash back, e ha il sentore che ci sia un particolare che non quadra. Argento gioca abilmente con lo sguardo del pubblico insinuando, fin dall’inizio, il dubbio tra le pieghe della narrazione, grazie all’imperfezione visiva colta, ma identificata solo alla fine, dal protagonista.

Lo sguardo dello spettatore e quello del personaggio principale, pur avendo due funzioni diverse, sono posti su due piani paralleli. Al pubblico, però, il regista nega una parte di verità attraverso un virtuosismo tecnico che occulta visivamente il particolare ‘sospetto’. Tuttavia, Argento non compie alcuna scorrettezza. Come in Profondo rosso, la verità è lì, accessibile a tutti. Lo spettatore, quindi, non è ingannato, ma semplicemente confuso dall’abilità illusoria del regista. Anche la scenografia impressionista, che riflette attraverso gli ambienti l’impronta psicologica dell’azione e del personaggio che abita lo spazio, si inserisce a pieno nella dialettica spettatore-protagonista. Nella scena in cui si compie l’aggressione e lo scrittore rimane intrappolato tra le vetrate della galleria d’arte, il senso d’impotenza e la frustrazione si avvertono forti anche al di fuori dello schermo. Il suono ovattato delle grida e l’impossibilità di comunicare straniscono, allo stesso tempo, lo spettatore e il protagonista, entrambi testimoni oculari del crimine.

L’assassino si fa beffa dello scrittore, ma anche del pubblico, intrappolandoli simbolicamente assieme tra le due vetrate. Da questo momento e fino alla fine, lo spettatore subisce la narrazione identificandosi, a fasi alterne, con il protagonista. Anch’egli conosce l’assassino, l’ha visto all’opera, ed è stato a sua volta visto. Argento non si limita a questa focalizzazione e costringe, suo malgrado, lo spettatore ad assumere anche il punto di vista dell’assassino, ad osservare con i suoi occhi le vittime e le loro suppliche. Ricorrendo all’uso delle soggettive, Argento lascia che, sul piano visivo, sia il punto di vista dell’assassino a prevalere e che lo spettatore osservi, spii e uccida in sincronia con l’omicida. È un gioco perverso che costringe lo spettatore a cambiare più volte focalizzazione all’interno del film, non permettendogli di identificarsi solamente con il personaggio positivo, quindi il protagonista, ma anche con quello negativo: l’assassino. In questo primo lavoro la violenza non è mai esasperata, il sangue scorre copioso pur non sconfinando nello splatter e i delitti non sono mai improvvisati, al contrario tutto è meticolosamente pianificato con raffinata precisione. L’accurata vestizione, la pulizia delle lame riposte ordinatamente nel cofanetto e la scelta delle vittime, riflettono il gusto di Argento, vero e proprio esteta dell’immagine, che nei film successivi sfiorerà la perfezione stilistica.

Argento attinge agli insegnamenti dei grandi del cinema, Hitchcock in primis, prediligendo lunghe carrellate che spaziano nell’ambiente e lo esplorano alla ricerca di un indizio. Sensuale e inquietante colonna sonora di Ennio Morricone, dove un intenso sospiro, a tratti agonizzante a tratti sensuale, accresce gradualmente la tensione. Uno dei film più belli di Dario Argento, dalla struttura complessa e allo stesso tempo lineare, che regge il confronto con il capolavoro Profondo rosso.

 

 
Marta Rizzi


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