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THE MIST


 
Titolo originale: The Mist
Produzione:  USA, 2007
Regia:  Frank Darabont
Cast:  Thomas Jane, Marcia Gay Harden, Laurie Holden, Andre Braugher
 


Diciamolo, la nebbia sta a un film horror come un omicida sta a un buon giallo. La nebbia avvolge, nasconde, gela il sangue. E’ in grado di celare il più profondo dei mali e il più remoto dei segreti. Quella che un bel giorno avvolge la cittadina di Bridgton però sembra avere qualcosa che va aldilà delle peggiori paure di bambino. David, recatosi al supermercato col figlio Billy, capisce ben presto che la cosa migliore da fare è rimanere dove si trova ed evitare qualunque possibile contatto con la sinistra sostanza che solo apparentemente è una normale nebbia. Strani tentacoli, cavallette grandi come falchi e ragni che producono una ragnatela acida e amano deporre le proprie uova nel corpo degli umani persuadono chi si trova nel supermercato a rimanerci. Ben presto le vaneggianti teorie della signora Carmody, una fanatica religiosa con evidentemente qualche rotella in meno, iniziano a fare breccia negli animi dei sopravvissuti all’interno del market.

In poche ore i seguaci della fanatica si moltiplicano e per David e quelli che cercano di capire la verità piuttosto che abbandonarsi a deliranti teorie apocalittiche, le cose iniziano a mettersi peggio di quanto non fossero già. Darabont torna a cimentarsi in una trasposizione cinematografica di quello che è a tutti gli effetti il suo grande ispiratore, Stephen King. Dopo i successi di Leali della libertà e Il miglio verde, storie che affrontano complessi drammi umani, stavolta lo fa misurandosi col genere che ha reso famoso lo scrittore di Portland in tutto il mondo. Si capisce fin da subito che quello che lo spettatore si deve aspettare è un vero e proprio horror, un film di genere, che non sta a perdere troppo tempo alla caratterizzazione dei personaggi ma va subito al sodo. Questo da un lato rappresenta una falla nell’impianto narrativo, ma dall’altro è il vero e proprio punto di forza del film. Da una parte ci sono i buoni, dall’altro i cattivi la cui forzata condizione degenera ben presto e senza troppe spiegazioni in atti di disperata violenza.

Il male è la fuori, ma anche dentro ben presto si comincia a respirare aria di minaccia. D’altro canto che nella nebbia ci sia qualcosa che di normale ha ben poco lo si capisce già dalle prime battute quando il povero commesso del market viene divorato da una creatura con tentacoli uncinati. I dialoghi risultano un po’ forzati e poco articolati e fanno il pari con qualche buco nella sceneggiatura ma, come detto, queste cose a un film di genere si perdonano. Il regista si preoccupa molto di più di creare la suspence, di coinvolgere lo spettatore, farlo schierare dalla parte di quelli che ci indica essere gli eroi buoni. Lo fa in maniera didascalica e usando mezzi fin troppo diretti (ma è una caratteristica che lo aveva contraddistinto anche nei suoi precedenti lavori Kinghiani), ma riesce a raggiungere l’obiettivo anche grazie ad un uso molto realistico dell’audio e la quasi totale assenza di colonna sonora che compare solo a sottolineare l’alienante paesaggio prima del sorprendente lieto(?) fine che però lascia l’amaro in bocca.

 

 
Stilgar


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