Tre generazioni tre. Nonno e padre e figlio. Tre individui accumunati oltre che dal patrimonio genetico anche da un triste destino: un tragico e cruento epilogo. Taxidermia č una fiaba dai toni grotteschi, iperbolici, disgustosi e disgustanti e profondamente spietati. Una fiaba dai colori sgargianti e dai tagli poetici. Anche quando sul piatto vengono offerti tutti i vizi capitali e qualche disgressione in piů che farebbe (e ha fatto) impallidire buona parte di chi avrŕ il piacere di assistervi.
Come dicevamo tre generazioni della famiglia Lobotony: il nonno soldato erotomane che mette incinta la grassa moglie del suo superiore, il futuro figlioletto prossimo campione della disciplina olimpica dell'abbuffata (in cui assisteremo al conseguente stretching a base di vomito) innamorato perso del suo successo sportivo e di una donna della sua caratura (letteralmente) e successivamente padre di un ragazzino prematuro, smilzo e anoressico autentico artista dell'arte dell'imbalsamazione. Tre generazioni di falliti sul nascere e nell'essere nei loro ruoli interscambiabili (il figlio che diventa padre con l'arrivo del nascituro e cosě via).
Tre generazioni all'apparenza disumani nei loro eccessi caricaturali. Un'apparenza che lascia piů di un dubbio quando si entra nell'ottica del regista di voler mostrare ogni particolare privo di veli e velleitŕ moraliste.
Che in fondo siano solamente uomini?