Stuart Gordon, pur non abbandonando il genere tanto a lui caro, è diventato un regista serio. Lontani sono i fasti e le volontà ma specialmente i tempi (e diciamolo francamente, sarebbe anche fisiologicamente giusto) in cui col collega e carissimo amico Yuzna sollazzava i palati decomposti degli appassionati con la saga del Re-Animator e gli incubi in celluloide ispirati dal visionario di Provvidence. Ora si è dato a tematiche impegnate, a testimonianza di storie come "Edmond", King of Ants o il suddetto Stuck. Certo, quando si parla di impegno, si parla sempre filtrato dall'occhio di un regista horror cui il genere, ammettiamolo, deve molto considerato che il genere stesso è sempre stato portavoce dei disagi sociali e temporali a dispetto della "leggerezza" spesso decantata dai detrattori. Quindi, a fronte di un certo riconoscimento, finalmente, a livello di critica, è il pubblico, l'appassionato, che seppur riconoscendo una certa maturità e qualità espresse, pare stia snobbando il nuovo corso del regista.
A riprova di ciò, per quanto l'italia poco conti ad onor del vero, la scarsa distribuzione delle ultime sue fatiche, se escludiamo Edmond, comunque forte della sceneggiatura di Mamet da traino. Il che aumenta il rammarico per chi a stento, e non sempre come nel caso di King of the Ants, è costretto al mercato estero munito di sottotitoli al trotto. Comunque. Stuck, una volta di più, è affresco della miseria umana. Miseria umana intesa non come status sociale di povertà concreta ma nello sfogo dei più bassi istinti di conservazione una volta che la propria banale e routinaria esistenza viene sconvolta da imprevisti. Come nel caso dell'infermierina tanto dedita al proprio lavoro che di fronte alla possibilità dell'agognata e sudata promozione, per festeggiare decide di lasciarsi andare alle affettuose cure del proprio ragazzo, uno spacciatore da quattro soldi. Ubriaca e mezza fatta entra in rotta di collisione con l'altro protagonista della nostra storia.
Un povero cinquantenne vessato dalla sfiga, privato del proprio lavoro, squallido appartamento ed emarginato da una collettività che riesce a ridurti nel giro di poche ore da onesto e rispettoso cittadino a barbone da panchina senza che qualcuno ti dia ascolto. Neppure quella sconsiderata infermiera che in stato confusionale ti travolge con la propria auto e ti trascina, incastrato fra cofano e parabrezza, fino al garage della propria abitazione in bilico fra la vita e la morte. E tutto a poche ore dalla tanto sospirata promozione... Il duo di attori è straordinario nella loro perfomance, dando vitalità ad una messinscena già di suo ben orchestrata e non priva di situazioni a prima vista assurde ma che a volerle estrapolarle dal contesto grottesco non si discostano poi così tanto da qualsiasi fatto di cronaca inteso di sfuggita alla radio o in tv o leggiucchiato e che strappa qualche risata, sulle prime, ma che di fondo dimostra una volta di più di quanto sia l'uomo l'animale più miserabile che abbia mai solcato queste terre.