David è un reduce dalla guerra in Iraq che ha deciso di prendere la sua mountain bike per riscoprire il contatto con la natura e estraniarsi dagli orrori della guerra. All’inizio della sua avventura incontra Angeline con cui decide di proseguire il viaggio. Qualche battuta di troppo a due spietati cacciatori del luogo trasforma la loro escursione in un incubo. I due ragazzi si trovano presto a dover scappare per non finire come i cervi a cui i due loschi individui danno la caccia. Purtroppo per tutti, il peggio deve ancora arrivare, infatti le leggende che circondano il luogo alla cui ricerca si era messo David non sembrano essere del tutto infondate.
Se il punto di partenza di Zampaglione è il gore, marchio di fabbrica di un cinema italiano ormai (ahimè) passato, quello che il regista romano riesce a costruire con gli elementi della tradizione nostrana è senza dubbio un film di respiro internazionale, un prodotto fruibile in tutto il vecchio continente e probabilmente anche oltre oceano. Il riferimento a pellicole come Hostel e Frontiers è chiaro, ma ridurre questo film a un semplice Torture Porn è quantomeno riduttivo. Il regista romano non si accontenta di costruire un impianto narrativo, per una volta, credibile, ma inserisce nella pellicola una critica nei confronti della guerra e della sofferenza umana che inevitabilmente questa porta con sé. Per farlo, oltre all’ uso diretto di filmati sui grandi conflitti mondiali, su Hitler, Guantanamo e quant’altro, riprodotti come punizione visiva per le vittime di turno, adotta un taglio onirico quanto mai efficace e soprattutto si serve di un sublime villain il cui fine ultimo è unicamente quello di infliggere dolore alle proprie vittime.
Un carnefice che non fa distinzione di sesso o razza, apparentemente mosso solo dal sublime piacere di torturare e punire, un ufficiale dell’esercito della crudeltà. Una figura impersonata magnificamente da Nuot Arquint a cui viene in aiuto un physic du role che non ha bisogno del supporto di neanche una battuta per angosciare. Il tutto culminato perfettamente nell’ inconsueto finale che porta inevitabilmente a riconoscere gli indizi disseminati per tutta la pellicola e chiudere il cerchio aperto dalla scena iniziale. Se a tutto questo si aggiunge una regia sicura fatta di azzeccati movimenti di macchina, si può dire che Zampaglione ha saputo perfettamente svestire i panni del romantico cantante pop e lasciare la facile strada della commedia noir intrapresa con il precedente lavoro, per intraprendere quella sicuramente più impervia e difficile dell’ horror in un Paese dove sembra diventato impossibile proporre al grande pubblico il vero cinema di genere.
Certo l’originalità non è il punto forte del film che per ambientazioni e scene deve molto a Frontiers da un lato e che, per quanto riguarda lo sviluppo narrativo, ricorda molto da vicino Allucinazione Perversa di Lyne, ma se questo è quello che il nostro cinema ha da proporre nel genere horror, forse per una volta viene da dire che ci siamo anche noi.
Una curiosità: nel cast c’è il bravo Ottaviano Blitch che gli ascoltatori di Virgin Radio avranno avuto già modo di apprezzare radiofonicamente.
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