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SALO' O LE 120 GIORNATE DI SODOMA


 
Aka:  Salò o le 120 giornate di Sodoma
Produzione:  Italia, 1975
Regia:  Pier Paolo Pasolini
Cast:   Paolo Bonacelli, Giorgio Cataldi, Umberto Paolo Quintavalle, Aldo Valletti
 

 

Recensire un'opera (perchè tale la si può esprimere senza paura di correre in fallo nella definizione di qualsiasi atto espresso da quest'autore) di Pier Paolo Pasoli è operazione incerta e laboriosa oltre che impegnativa e pericolosa. Quindi lasciando perdere chissà quale laboriosa elaborazione sociologica e culturale di cui palesemente è intriso tutto il percorso artistico di tale autore di cui questo è (purtroppo) l'ultimo tassello arrivatoci tra l'altro postumo di un percorso interrotto bruscamente da un omicidio, tratterò tale film per quel che le mie limitate, ridotte e precarie capacità cognitive e nozionistiche possono fare. Riferendomi anche al target, non di certo povero anzi, ma imperniato su un genere (l'horror e il fantastico e lo "strano") di cui si fa portavoce tale sito. Perchè per molti versi Salò e le 120 giornate di Sodoma è un film non tanto horror ma dell'orrore. L'orrore quello vero, puro, l'orrore del Potere. L'orrore che il Potere può portare. In cui può sfociare. In cui spesso sfocia. Pasolini ha il pregio di rivalutare un libro borioso e sopravvalutao quanto quello del Marchese de Sade (tra l'altro incompleto e mai perdonerò al Marchese l'aver instillato curiosità mai soddisfatte) ed è uno di quei casi in cui il film supera di gran lunga l'opera originaria. Incastonandola nel periodo fascista di cui fu spettatore partecipante e costante esule per le varie provincie italiane, narra la storia di quattro figure fortemente simboliche: un Presidente, un Monsignore, un Duca e un Giudice. Simboli estremi del potere in ogni sua forma.

Che decidono di rinchiudersi in una enorme villa in quel di Salò attorniandosi di una schiera di fanciulli e fanciulle, quasi tutti di provenienza proletaria e prole della partigianeria, da rendere vittima di ogni loro lubrida e lasciva pretesa e perversione. D'aiuto e sollazzo in tale impresa saranno alcuni giovincelli di bell'aspetto che imbracceranno le armi da buoni soldati e da quattro Matrone ormai attempate ma ancora piacenti che avranno il compito d'intrattenere e fomentare coi loro racconti e spunti le smanie dei potenti. Strutturato in maniera dantesca il film è suddiviso in quattro parti o gironi: un anti-inferno da prologo; un girone delle manie in cui il sesso e le perversioni sessuali fanno riferimento; il girone della merda e qui lascio intatto l'immaginario escatologico che suscita; e il girone del sangue, acme delle torture vere e proprie che, dove nel libro venivano furbescamente appena accennate, qui vengono mostrate in tutta la loro dissacrante ferocia. Nel corso degli anni leggicchiando fra recensioni e commenti, fra lodi sperticate e critiche più feroci delle torture stesse menzionate, in cui non voglio assolutamente entrare nel merito perchè un film tanto controverso ma vero Deve suscitare tali dibattiti, solo qualcuno di essi mi sovviene al punto da trovarlo giusto da trattare in tale sede di recensione. Ho letto chi ha trovato esagerate certe reazioni di sdegno o disgusto per le efferatezze inscenate adducendo che oggi giorno è robetta trattata in qualsiasi prodotto horror estremo soprattutto di media in quelli orientali.

Ammesso e non concesso. Mentre in tali contesti posso considerare, oggettivamente essendone un appassionato, come torture ben più appariscenti (e per torture intendo ad ampio spettro, da quelle psicologiche a quelle corporali) sono state mostrate nel corso degli anni a venire forse al punto da desensibilizzare ulteriormente lo spettatore. Per carità. Ma se uno "scafato" (termine molto in voga e user friendly) come il sottoscritto ha provato pena e pietà in primis per se stesso e in secundis per ciò che l'uomo è (e non diventato) è perchè qui siamo in presenza di una Trama. Di un'architettura quasi perfetta a livello visivo, testuale e rappresentativo. Non è il piacere di stupire, inorridire e far saltare dalla poltrona. Qui appunto non sussiste alcun piacere. E' l'Opera (e mi rammarico di aver ripetuto tale termine nel corso della recensione ma non ne trovo più idonei e rappresentativi) di un sofferente intellettuale che mette tutto se stesso, manco sapesse che da lì a poco sarebbe morto. E' un film realmente sequestrato manipolato e censurato (con quella famosa mezz'ora di girato perso o più semplicemente distrutto) che ha subito violenze più forse degli stessi protagonisti. E' un'opera di denuncia. Ma non all'acqua delle rose tanto per solleticare i pruriti dei primi pederasti di passaggio. Scorgevo le foto di Pasolini durante le riprese e mentre negli altri film notavo un regista immerso e fiero di quel che facesse qui scorgevo l'anima tormentato di chi sapeva di superare i limiti. Ed erano gli anni settanta. Nessun Vogel e company con le loro nefandezze da liceali, nè tantomeno un Hanneke (che stimo e apprezzo tantissimo) nè chi diavolo volete citare giusto per critica riuscirà a eguagliare un capolavoro dell'atrocità umana. Perchè l'umanità è atroce e trova sublime bellezza in questa sua peculiarità.

E riallacciandosi al discorso horror, celebra, fra le tante, l'intimazione del Monsignore urlata a denti stretti ad una delle vittime : " stupido credevi di morire ora? Se solo fosse possibile t'avremmo ucciso mille e più volte fino a travalicare i limiti dell'eternità. Se l'eternità avesse dei limiti." con un sadismo e partecipazione precursore di e vincitore su qualsiasi Pinhead a venire." Emblematica è l'indole culturale immensa zeppa di citazioni a memoria, spesso in lingua originale, e del loro immergersi in quadri e suppellettili che si rifanno ai più grandi esponenti artistici di quel tempo da parte dei quattro Signori.


 
Tabbo


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