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ROSEMARY'S BABY


 
Titolo Originale:  Rosemary's Baby
Produzione:  USA, 1968
Regia:  Roman Polanski
Cast:  Mia Farrow, John Cassavetes, Ruth Gordon, Sidney Blackmer
 


Roman Poloanski ed il Diavolo; Roman Polanski e la tragedia. Chi meglio di lui avrebbe potuto cospargere di zolfo una storia come questa? Chi meglio dell'uomo che visse in prima persona l'efferato omicidio della moglie (la bellissima e sfortunata Sharon Tate) ad opera della delittuosa congrega di Charles Manson avrebbe potuto rendere così angosciante una sì squallida vicenda di follia urbana? Lui, solo lui, nessun'altro che lui; il cineasta che prese a braccetto l'insolito, il sotterfugio ed il cinismo sin dai tempi del suo primo film: Cùl de Sac.

Molti stimati critici cinematografici individuano in Rosemary's Baby l'apice della filmografia Polanskiana e, personalmente, mi sento di condividere tale nomina. L'arcinota vicenda del film narra della travagliata gravidanza di una madre (la bravissima e tenera Mia Farrow) presa di mira da una setta di fanatici adoratori del Demonio. Della trama non mi sento di svelare di più in quanto, non essendo molto complessa, potrei risultare inopportunamente rivelatore ai "miscredenti" che ancora non avessero visto la pellicola.

Analizzando nel dettaglio l'opera comincio subito col mettere in guardia i famelici splatterofili del fatto che qui di sangue, interiora e macellazioni varie non c'è traccia. Nessun effetto speciale, nessun trucco da baraccone o trovate di cattivo gusto, Rosemary's Baby si basa unicamente su una montagna di sinistra ed impalpabile suspance. Il crescendo che il buon Roman ha architettato per noi è di quelli che tolgono il fiato, che inchiodano alla sedia e di quelli che, permettetemelo, sono andati ormai perduti nelle odierne maxiproduzioni filo-demoniache (Angel's Heart? L'avvocato del Diavolo?). Note di plauso vanno sicuramente tributate agli attori (Ruth Gordon, la vecchina, vinse l'Oscar), alla colonna sonora e, logicamente, alla macchina da presa, dietro la quale il piccolo (fisicamente parlando) regista fa letteralmente faville. Notevole anche la sceneggiatura, scritta, o meglio, adattata per lo schermo, (ricordo che il film è tratto dall'omonimo bestseller di Ira Levin) dallo stesso Polanski. In conclusione mi sento d'asserire che Rosemary's Baby va oltre l'ottica del film horror e si stabilisce permanentemente nell'Olimpo dei cinquanta film più belli del Secolo; scusate se è poco... Da avere assolutamente.


 
Davide Rigamonti


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