Un gruppo di studenti si ritrova in una stazione di servizio all’apparenza deserta, l’autostrada sembra chiusa, la notte incombe, i ragazzi decidono di passare lì la notte, ma alcune inquietanti visioni e una strana presenza sembrano turbare il loro sonno. Ben presto l’incubo si svelerà in tutta la sua mostruosità e un nuovo ospite si aggregherà al gruppo, un ospite che preannuncia una notte di massacri.
“Reeker” si apre con una situazione tipica, una situazione da classico film horror, una di quelle storie che si raccontano in campeggio attorno al fuoco, per spaventare la ragazza di turno, i clichè si sprecano a cominciare dal gruppo di ragazzotti stereotipati al limite, l’unica nota particolare è un ragazzo non vedente, personaggio che ci permettiamo di definire sprecato, considerando le potenzialità di un carattere opposto a quello del gruppo, e con sensi alternativi da sfruttare narrativamente, ma il film si snoda su binari sin troppo consolidati che già nei primi minuti lasciano presagire un finale che se voleva essere sorprendente si rivela alquanto scontato.
Diretto da un veterano partorito dalla memorabile Corman factory, Dave Payne, al suo attivo commedie (Addams family reunion) e qualche teen-horror (Big Monster on Campus), ma la sua attività negli anni è stata principalmente quella di sceneggiatore, che qui usa la sua esperienza per tenere insieme una storia alquanto leggera e narrativamente spoglia da qualsivoglia sottotesto od eventuale chiave di lettura, troppo debitore di film che hanno già ampiamente e in più salse sviscerato il tema proposto, vedi “Dead end” o il thriller “Identità”, Payne mescola Slasher, thriller sovrannaturale e monster- movie,con eccessiva disinvoltura, non riuscendo a dare un’identità ne al film ne al suo villain incappucciato che si aggira per il film massacrando le sue vittime con strani marchingegni a base di lame rotanti, senza regalarci alcun brivido, effettacci splatter a parte, realizzati con una dovizia degna di nota, il killer mascherato non possiede alcun carisma e in un film di genere questo è imperdonabile.
Da segnalare un cameo di Michael Ironside (Scanners, Atto di forza), sacrificato in una particina con battute risibili e una veloce e dimenticabile dipartita. Quanto detto fino ad ora non fermerà certo il regista che ha già pronto un sequel che forse ci svelerà, come è moda ormai da qualche anno, le “origini” del male.
In conclusione torniamo a ribadire un concetto ormai assodato, un incipit troppo urlato, come quello di “Reeker”, che tenta di sorprendere ed inorridire lo spettatore fin dai primi minuti è il preambolo di una sequela infinita di minuti dove lo sbadiglio è sempre in agguato e si aspetta con ansia che il killer di turno affretti il suo lavoro, per liberarci con i provvidenziali e mai così tanto desiderati titoli di coda.