Fulci non si smentisce mai. Costruire film
d'impatto su trame risibili (eccenzion fatta per i brillantissimi gialli
Sette note in nero e Non si sevizia un paperino) sembra ormai
diventata una costante del suo cinema. Anche questa volta, con un magnifico
horror entrato ormai di diritto nei cult-movie del genere, il compianto
regista fa leva sulle sue disturbate (e disturbanti) visioni, su tenebrose
immagini oniriche, su tanta incontrastata follia e... nient'altro (ma
v'assicuro che non è affatto poco...). Al diavolo le machiavelliche
sceneggiature Argentiane, al diavolo le patinate storie da brivido
d'oltreoceano e soprattutto al diavolo i compromessi: qui, signore e signori,
siamo nell'incantato reame di Lucio! La vicenda ruota attorno ad un'allegra
famigliola (babbo, mamma e figlioletto) trasferitasi per esigenze lavorative
dalla metropoli alla campagna. La nuova dimora del simpatico trio è una
sinistra villa, accanto alla quale, strano ma vero, si innalzano le lapidi di
un lugubre cimitero.
Ben presto faranno la loro comparsa una
strana (e saggia) bambina ed un'ambigua governante (i classici "elementi
inquietanti ed estranei") che porteranno con loro un fardello di terribili
guai... Nella fatiscente magione, infatti, abitò in tempi remoti un
folle dottore di nome Freudstein (?!) conosciuto per i suoi infami
esperimenti sul corpo umano... Il resto, come sempre, sta a voi scoprirlo.
Fulci gioca magistralmente con l'irrequietezza sottile e la paura di ciò
che non si conosce, confezionando un'opera d'assoluto cardiopalma. Non nascondo
(e di certo non me ne vergogno) di aver provato una gelida stretta allo stomaco
la prima volta che vidi Quella villa accanto al cimitero; forse
sarò stato giovane ed impressionabile, forse no, fatto sta che questa
pellicola riesce ad iniettare minuscoli germi di distillato terrore con la
facilità con cui una lama arroventata penetra nel burro. Provare per
credere.
Il buio, le scale, la cantina, la bimba, la
signora senza volto, il fantasma (più o meno reale) di
Freudstein, le bambole, il bagliore delle lapidi sotto la pallida luce
lunare e tutti gli altri elementi che si utilizzerebbero per costruire
un'affascinante ed orrendo mistero sono qui riuniti in una sarabanda
esasperatamente paurosa ed adrenalinica. Le musiche del maestro Frizzi (davvero
ispiratissimo) sono una scheletrica cascata di spettrali note assolutamente
(c'è bisogno di dirlo?) azzeccata e gli effetti speciali di un (ancora
una volta) grandissimo De Rossi contribuiscono a rendere
quest'horror-movie un vero e proprio masterpiece della
filmografia fulciana e non. Soggettivamente ritengo Quella villa
accanto al cimitero il miglior horror del buon Lucio (addirittura al di
sopra del comunque stupendo "L'Aldilà"). Oggettivamente: un
grandissimo film.
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