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NON SI SEVIZIA UN PAPERINO


 
Conosciuto anche come:  Don't Torture a Duckling
Produzione:  Italia, 1972
Regia:  Lucio Fulci
Cast:  Florinda Bolkan, Barbara Bouchet, Tomas Milian, Irene Papas
 


Un piccolo paesino della Lucania è sconvolto dagli orribili omicidi di alcuni ragazzini i cui corpi vengono trovati percossi e strangolati. Inizialmente viene indagato 'o scemunito' Filippo Barra, uno strano personaggio più volte preso di mira dai bambini. I successivi omicidi portano a scagionare il Barra, ma la gente vuole il colpevole, chi si è macchiato di tali efferatezze la deve pagare, in qualche modo. Il giovane Tenente del nord coadiuvato dall'esperto maresciallo si mettono sulle tracce dell'assassino. Anche il giornalista Andrea Martelli (Tomas Milian), richiamato dal clamore suscitato dalla vicenda, prosegue le indagini a modo suo cercando di integrarsi nella vita del paesino. Tutti cominciano a fare il nome della 'magiara' (Florinda Bolkan), una donna che vive sui monti e che pratica la magia nera. Interrogata viene subito rilasciata per l'evidente estraneità ai fatti. Ma la gente continua ad avere paura…qualcuno deve pagarla, in un modo o nell'altro. La Magiara viene ritrovata morta e naturalmente nessuno ne sa niente. Chi è lo spietato omicida? Forse Patrizia (Barbara Bouchet) figlia di un ricco impresario che ha fatto fortuna al nord e alla quale la vita del paesino va troppo stretta?. O forse Amelia(Irene Papas), la madre del parroco che sembra nascondere qualcosa di misterioso. O ancora qualche altro strano personaggio del piccolo borgo? La chiave di volta per la risoluzione del caso risulterà essere proprio l'altra figlia di Amelia, una ragazzina sordomuta che ha probabilmente assistito ad uno degli omicidi. La realtà sarà naturalmente la più difficile da accettare.

Sicuramente uno dei thriller meglio riusciti dell'intera produzione, italiana e non, di quegli anni, diretto magistralmente da Fulci che per questo suo lavoro sceglie l'ambientazione provinciale (come farà di lì a poco Avati) cosa abbastanza inconsueta fino a quel momento per questo genere di film. Il paesino in cui si mischiano fede e superstizione, omertà e giustizia sommaria. In cui nessuno sembra essere il colpevole, ma ognuno, a suo modo, non è completamente innocente. Non lo è la magiara, rea di aver fatto la fattura ai ragazzini che sono morti per primi. Non lo sono i tre uomini che la uccidono a bastonate. Non lo è tutta la popolazione che copre quest'ennesima crudeltà. A fare da cornice a questo scenario c'è una realtà fatta di incapacità di accettare la diversità: la giovane Patrizia, emarginata per i suoi modi di fare e di vestire; la piccola sorella del parroco compatita solo per questa sua parentela; la magiara mandata sui monti allorché da ragazzina fu colpita dai primi attacchi epilettici, visti come l'evidenza di una possessione demoniaca.

Tradizioni radicate che contrastano duramente con un periodo di cambiamenti radicali per la cultura italiana; contrasto perfettamente sottolineato dal modernissimo cavalcavia appena fuori dal paese che si contrappone alle vecchie costruzioni in pietra del borgo e che rappresentano i due scenari principali in cui si svolge l'intera vicenda. Tensione che non cala mai proprio come in un thriller che si rispetti; lo spettatore è portato ad individuare il colpevole in almeno 2-3 personaggi salvo poi cambiare parere con l'avvicinarsi alla fine. Molto bella la scena del funerale di una delle vittime in cui la madre grida di sentire che l'assassino è tra di loro creando il panico tra la folla. Assolutamente da sottolineare la dovizia e cura dei particolari che contraddistingue questo come altri lavori di Fulci. Niente è lasciato al caso, tutto ha un suo scopo, un suo 'dover essere'; a tal proposito vorrei sottolineare una cosa che ho notato e che mi ha lasciato abbastanza colpito: il giornalista Martelli dice a Patrizia di essere sposato solo in prossimità del finale e proprio in una delle scene finali si vede la fede al suo dito, mentre prima si era accuratamente evitato di inquadrarla.


 
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