Oltraggioso, furibondo, presuntuoso e
dannatamente geniale; questo, in poche parole, il sunto dell'opera più
rappresentativa del regista tedesco Jorg Buttgereit, precursore avanguardista
del cinema che (forse) sarà. Esprimere giudizi su pellicole tanto
intimistiche, morbose ed estreme è sempre assai arduo; ciascuno di noi
le vive con la personalità che più l'aggrada, le assorbe con la
rettitudine morale che più gli si addice e reagisce nella maniera
più consona ai propri stilemi e principi. Nekromantik, nella
fattispecie, è un film che da sempre, quasi per definizione, attira
altisonanti elogi e disfattiste critiche in egual misura, un film che nella sua
oltranzista intransigenza non lascia spazio a prese di posizione neutrali; in
definitiva, un film che si ama o si odia.
La trama si snoda attorno ad uno strambo
personaggio, un membro della squadra di pulizia più sanguinolenta di
tutta la Germania (si occupa infatti del recupero di corpi straziati negli
incidenti stradali), un individuo ossessionato dalla morte e pervaso da un
oceano di tristezza. Il suo quadro psico-patologico lo porterà a
sottrarre un cadavere dalla tragica scena di un incidente per poterne abusare
sessualmente insieme alla fidanzata. Il macabro gioco erotico li
spingerà verso oscuri orizzonti di violenza e desiderio.
I decadenti quartieri di periferia,
l'orrore della quotidianità, tenerezza disperata mescolata alla
più tetra logica dell'amore; è tutto qui, senza retorica o paure.
Nero su bianco, questo è l'imperativo del regista teutonico per
eccellenza, nessun compromesso. Dal punto di vista tecnico Nekromantik
propone poco; gli effetti speciali non fanno gridare al miracolo (anzi) e gli
attori (per quanto ce la mettano tutta) non sempre riescono a risultare
azzeccati, credibili o all'altezza della situazione. Ma il punto di forza di
questo nasty-movie, oltre alla superba colonna sonora, risiede nel
feeling marcio e malato che lo pervade, nella terribile consapevolezza
di cosa si annida nei nostri pensieri, nel paragonare un coniglio scannato
(scena snuff presente nel film) alla consueta esistenza di ciascuno di noi.
Poesia; ne più ne meno... Se amate il decadentismo, Baudelaire ed il
cinema estremo non perdete Nekromantik; ad ogni visione darete un
significato diverso a questa perversa storia di disperazione e necrofilia e ad
ogni visione vi avvicinerete un passo di più verso l'abisso; vedere per
credere.
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