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THE MEATEATER


 
Titolo originale:  The Meateater
Produzione:  USA, 1979
Regia:  Derek Savage
Cast:  Arch Joboulian, Dianne Davis, Peter Spitzer, Emily Spindler
 


The Meateater rappresenta un film davvero anomalo. La natura stilistica di questa pellicola non passerà di certo alla storia come esempio da mostrare ai giovani cineasti, il soggetto non brilla certo per inventiva e genialità, la recitazione non verrà certo ricordata per la sua eccelsa qualità, la regia appare a lunghi tratti incerta, tuttavia il film merita un momento di riflessione. Premetto che, a parte i valori estetico-stilistici, il film ha generato in me solo dubbi, difficili da fugare in quanto il regista non ha prodotto altri lavori a parte questo. Con un pò di buona volontà é possibile classificare quest'opera unica di Derek Savage come un momento di passaggio tra il cinema di serie B e il puro trash, entrambi inconfondibili emblemi del cinema indipendente americano. Il film combina timidamente, elementi squisitamente "gore" (pochi a dire la verità) con dosi di velata e intelligente ironia, trasformando i personaggi di questa vicenda in vere e proprie "caricature" della subdola società americana di provincia.

"The Meateater" é un (poco riuscito, ma apprezzabile) tentativo di miscelare nello stesso calderone una trama lineare, poco impegnativa e divertente nello stile di H G Lewis rivestendola con un'improbabile atmosfera angosciante e claustrofobica di stile Hooperiano, che solo qualche anno prima aveva sfornato il suo capolavoro "The Texas chainsaw massacre". In parecchie scene appare evidente come Derek Savage ammicchi spudoratamente al film di Tobe Hooper, la stessa trama lo richiama inconfondibilmente. Una famiglia si trasferisce in un fatiscente paesino della provincia americana, cercando fortuna con la riapertura del "Crest" un cinema rimasto chiuso per anni in seguito ad un incendio, l'operazione risulta ardua in quanto nel cinema si nasconde lo sfigurato proiezionista (il meateater) che non ama la confusione, il mostro però s'innamora della figlia del nuovo proprietario. Le analogie sono evidenti: un gruppo di "estranei" in balia del fagocitante paesino, un luogo delimitato che racchiude una terribile minaccia, una ragazza che è oggetto delle attenzioni "sentimentali" del mostro, un finale in cui il "male" deve declinare le proprie intenzione pur non uscendone sconfitto. La riflessione di cui accennavo prima, e che mi impedisce di distruggere criticamente questo film, riguarda fondamentalmente due aspetti. Il primo analizza la rappresentazione dei protagonisti, esasperate caricature, la visione deformata (ma non troppo) di una decadente società; nessuno dei personaggi é rappresentato positivamente, in ognuno di loro viene evidenziato un aspetto negativo: presunzione, superficialità, inettitudine, sottomissione, avidità...sono gli unici sentimenti rappresentati, la sola figura che sfugge a quest'ottica devastante é il fratello gemello del mostro, l'unico che cerca di fermare davvero questa serie di orrendi delitti... ma é solo un povero vecchio pazzo!!!

Che sia solo un caso? Che questa sorte di totalitario nichilismo sia del tutto involontaria? In effetti, analizzando il livello del film lo si potrebbe pensare, ma c'é un altro punto (il secondo) che rende plausibile la volontarietà di questa teoria: il cibo, il vero protagonista del film! Gli interpreti mangiano continuamente, ogni occasione é buona, come se la preoccupazione primaria sia quella di saziare i loro capienti stomaci. E grande spazio viene riservato agli "hot dog" vessillo incontrastato del consumismo made in USA. Si può leggere, in questo aspetto, una chiave di lettura del tutto inaspettata: una feroce critica del sistema di vita americano. Che Derek Savage sia una sorta di antesignano del dissacrante "South Park"? Sinceramente non saprei rispondere a questa domanda, ma certo il dubbio rimane e ad avvalorare questa ipotesi emerge da questa, pur sempre mediocre, pellicola il film-documentario "Grizzly Safari" unico spettacolo del rinato "Crest". La presenza delle scene di questo documentario e la voce narrante che le accompagna, credo sia la trovata più geniale del film: una massa di ebeti spettatori mangiano avidamente i loro panini, afferrano grossi pugni di pop-corn, ingurgitano gelati e dolci al caramello, sbaciucchiano la loro partner, mentre sullo schermo un branco di leopardi uccide e divora un'antilope con la voce narrante che incalza in tono ironico "E' questa la legge della natura, gli animali più grossi si cibano di quelli più piccoli", intanto la regia si sofferma su strettissimi primi piani degli spettatori che mangiano tutto ciò che é commestibile.

Non vorrei apparire come quegli occhialuti critici che trovano dei riferimenti sociali anche in pellicole di infimo livello, ma non nego che questo film mi ha dato da riflettere, procurandomi non pochi dubbi sulla sua effettiva collocazione. Vi lascio con l'ultimo dubbio: siamo del tutto certi che il "Meateater" del titolo sia davvero il mostro della cabina di proiezione? Il mostro in questione addenta solo un topo all'inizio del film, ma per il resto non da adito a prove che sostengano la sua carnivora natura...mentre ogni altro essere vivente del film passa la sua giornata mangiando hot dog.

Che il vero "Meateater" del film sia l'uomo medio americano?


 
Demon


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