The Meateater rappresenta un film davvero
anomalo. La natura stilistica di questa pellicola non passerà di certo
alla storia come esempio da mostrare ai giovani cineasti, il soggetto non
brilla certo per inventiva e genialità, la recitazione non verrà
certo ricordata per la sua eccelsa qualità, la regia appare a lunghi
tratti incerta, tuttavia il film merita un momento di riflessione. Premetto
che, a parte i valori estetico-stilistici, il film ha generato in me solo
dubbi, difficili da fugare in quanto il regista non ha prodotto altri lavori a
parte questo. Con un pò di buona volontà é possibile
classificare quest'opera unica di Derek Savage come un momento di passaggio tra
il cinema di serie B e il puro trash, entrambi inconfondibili emblemi del
cinema indipendente americano. Il film combina timidamente, elementi
squisitamente "gore" (pochi a dire la verità) con dosi di velata e
intelligente ironia, trasformando i personaggi di questa vicenda in vere e
proprie "caricature" della subdola società americana di provincia.
"The Meateater" é un (poco riuscito,
ma apprezzabile) tentativo di miscelare nello stesso calderone una trama
lineare, poco impegnativa e divertente nello stile di H G Lewis rivestendola
con un'improbabile atmosfera angosciante e claustrofobica di stile Hooperiano,
che solo qualche anno prima aveva sfornato il suo capolavoro "The Texas
chainsaw massacre". In parecchie scene appare evidente come Derek Savage
ammicchi spudoratamente al film di Tobe Hooper, la stessa trama lo richiama
inconfondibilmente. Una famiglia si trasferisce in un fatiscente paesino della
provincia americana, cercando fortuna con la riapertura del "Crest" un cinema
rimasto chiuso per anni in seguito ad un incendio, l'operazione risulta ardua
in quanto nel cinema si nasconde lo sfigurato proiezionista (il meateater) che
non ama la confusione, il mostro però s'innamora della figlia del nuovo
proprietario. Le analogie sono evidenti: un gruppo di "estranei" in balia del
fagocitante paesino, un luogo delimitato che racchiude una terribile minaccia,
una ragazza che è oggetto delle attenzioni "sentimentali" del mostro, un
finale in cui il "male" deve declinare le proprie intenzione pur non uscendone
sconfitto. La riflessione di cui accennavo prima, e che mi impedisce di
distruggere criticamente questo film, riguarda fondamentalmente due aspetti. Il
primo analizza la rappresentazione dei protagonisti, esasperate caricature, la
visione deformata (ma non troppo) di una decadente società; nessuno dei
personaggi é rappresentato positivamente, in ognuno di loro viene
evidenziato un aspetto negativo: presunzione, superficialità,
inettitudine, sottomissione, avidità...sono gli unici sentimenti
rappresentati, la sola figura che sfugge a quest'ottica devastante é il
fratello gemello del mostro, l'unico che cerca di fermare davvero questa serie
di orrendi delitti... ma é solo un povero vecchio pazzo!!!
Che sia solo un caso? Che questa sorte di
totalitario nichilismo sia del tutto involontaria? In effetti, analizzando il
livello del film lo si potrebbe pensare, ma c'é un altro punto (il
secondo) che rende plausibile la volontarietà di questa teoria: il cibo,
il vero protagonista del film! Gli interpreti mangiano continuamente, ogni
occasione é buona, come se la preoccupazione primaria sia quella di
saziare i loro capienti stomaci. E grande spazio viene riservato agli "hot dog"
vessillo incontrastato del consumismo made in USA. Si può leggere, in
questo aspetto, una chiave di lettura del tutto inaspettata: una feroce critica
del sistema di vita americano. Che Derek Savage sia una sorta di antesignano
del dissacrante "South Park"? Sinceramente non saprei rispondere a questa
domanda, ma certo il dubbio rimane e ad avvalorare questa ipotesi emerge da
questa, pur sempre mediocre, pellicola il film-documentario "Grizzly Safari"
unico spettacolo del rinato "Crest". La presenza delle scene di questo
documentario e la voce narrante che le accompagna, credo sia la trovata
più geniale del film: una massa di ebeti spettatori mangiano avidamente
i loro panini, afferrano grossi pugni di pop-corn, ingurgitano gelati e dolci
al caramello, sbaciucchiano la loro partner, mentre sullo schermo un branco di
leopardi uccide e divora un'antilope con la voce narrante che incalza in tono
ironico "E' questa la legge della natura, gli animali più grossi si
cibano di quelli più piccoli", intanto la regia si sofferma su
strettissimi primi piani degli spettatori che mangiano tutto ciò che
é commestibile.
Non vorrei apparire come quegli occhialuti
critici che trovano dei riferimenti sociali anche in pellicole di infimo
livello, ma non nego che questo film mi ha dato da riflettere, procurandomi non
pochi dubbi sulla sua effettiva collocazione. Vi lascio con l'ultimo dubbio:
siamo del tutto certi che il "Meateater" del titolo sia davvero il mostro della
cabina di proiezione? Il mostro in questione addenta solo un topo all'inizio
del film, ma per il resto non da adito a prove che sostengano la sua carnivora
natura...mentre ogni altro essere vivente del film passa la sua giornata
mangiando hot dog.
Che il vero "Meateater" del film sia l'uomo medio americano?
|