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THE MACHINE GIRL


 
Titolo originale:  Kataude mashin gâru
Produzione:  Japan, 2008
Regia:  Noboru Iguchi
Cast:   Minase Yashiro, Asami, Kentaro Shimazu, Honoka
 

Pare sia ormai assodato che giapponesi e americani (USA), siano rimasti gli ultimi baluardi dei B-movie. Dove per B-movie non si intendono produzioni indipendenti a basso costo, quello lo fanno un po’ tutti (italiani esclusi), ma un vero e proprio genere, con i propri eccessi, i propri tempi ed i propri dogmi. “Machine Girl” è di fatto un B-movie, esteticamente esagerato e volutamente grossolano. Un film pieno di citazioni, sia nipponiche che occidentali e con un soggetto talmente semplice (e poco sviluppato) da cedere all’azione dopo appena 30 secondi di pellicola. Una ragazzina decide di vendicare la morte del fratello e per far questo uccide chiunque gli ostacoli la strada. Immersa in un ambiente dove la violenza appare l’unica ancora di salvezza, la giovane Ami si vede, suo malgrado, costretta a lottare ed uccidere per avere giustizia. Tuttavia la violenta metamorfosi appare meno traumatica di quanto si possa immaginare.

Inondata da fiumi di sangue, la timida studentessa nipponica si trova a suo agio interpretando alla perfezione le vesti di uno spietato angelo vendicatore. Le vere protagoniste di questo film sono, appunto, le donne. Sono loro ad avere cura e proteggere uomini che vengono dipinti come deboli, codardi e goffi, aspetto piuttosto inusuale per opere del Sol levante e dunque particolare degno di nota. L’aspetto sociale viene, comunque, inghiottito da una molteplice quantità di effettacci “esagerati” (digitali e tradizionali), spruzzi di sangue di livello industriale e da siparietti (comici) al limite del ponderabile. I nemici di Ami, infatti, sono una famiglia (matriarcale) di spietati ninja-yakuza, i parenti delle vittime della feroce vendetta della Machine girl si riuniscono nella “lutto gang”, un cuoco maldestro è costretto a mangiare del sushi adornato con i mozzoni delle proprie dita per espiare il fio delle sue distrazioni e via crescendo. “Machine Girl” è opulento, ricco fino all’inverosimile, paradossale al punto da spingere chi lo vede ad affezionarsi a questo manipolo di folli sanguinari.

Per un buon impatto con la pellicola, è necessario predisporre l’animo all’ironia ed alla straripante vena grandguignolesca giapponese e “rassegnarsi” (si fa per dire) alla visione di un trash-movie senza stare a cercare il pelo nell’uovo. Senza star lì a sottolineare che magari la testa mozzata all’interno del pentolone di zuppa è un po’ troppo finta, che alcuni punti della sceneggiatura lasciano in sospeso vari dubbi, che una ferita non si cicatrizza in poco tempo o che un chiodo da 15 cm piantato in testa farebbe più danni di quanto mostrato…sono tutti dettagli su cui è concesso sorvolare in nome del nipponico non-sense.

 
Demon


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