Il corto dell’appena ventenne cosentino Alessio Pasqua è sorprendente dal punto di vista tecnico.
Da ogni fotogramma traspare una buona conoscenza dell’horror contemporaneo ed una concezione visiva fresca e pulita. Il ritmo è serrato, ossessionatamente cadenzato e (abbastanza) personale dal punto di vista estetico.
Quello che appare come un soprannaturale serial killer, sta per seviziare l’ennesima vittima quando…l’incubo svanisce al risveglio del protagonista, ma la realtà a volte supera l’immaginazione.
Se per certi versi la giovane età e la straripante voglia di fare cinema, spingono il regista a confezionare un prodotto qualitativamente accettabile, per altri evidenziano delle imperfezioni dettate appunto dall’inesperienza.
Il soggetto non brilla certo per inventiva, la contrapposizione sogno-realtà è un tema ormai abusato soprattutto nell’ambito di produzioni “brevi”, grazie al fattore sorpresa, tanto da suggerire più di un’occasione l’effetto “deja-vu”. La sceneggiatura che evita (intelligentemente) i dialoghi, combinata però con brani non originali (per lo più pezzi di Marilyn Manson eseguiti per intero) sortisce un, poco gradevole, effetto “videoclip”. La fotografia buona nella fase “onirica”, grazie al criteriato bilanciamento digitale si perde durante le riprese (in interni poco illuminati) “reali”. Gli attori sono convincenti, il montaggio davvero ben fatto e la resa qualitativa globale risulta decisamente positiva.
“La corte di Eddy” pur non facendosi segnalare certo per creatività ed inventiva, rappresenta un ottimo esercizio di stile da parte di Alessio Pasqua, e fa ben sperare per i suoi lavori futuri.
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