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INCUBUS - IL POTERE DEL MALE


 
Titolo originale:  The Incubus
Produzione:  Canada, 1981
Regia:  John Hough
Cast:   John Cassavetes, John Ireland, Kerrie Keane, Helen Hughes
 

John Hough è uno dei registi “anonimi” della storia del cinema. “Anonimo” non tanto per incapacità ma, in un certo senso, per scelta. Pur vantando una filmografia piuttosto nutrita ed avvalendosi (spesso) di una buona distribuzione, il regista londinese non è mai arrivato al “grande pubblico”, causa (probabilmente) uno stile e un incrocio tematico di non facile collocazione. Incubus, come già le sue due pellicole precedenti (“Twins of Evil” e “Legend of the Hell House”, evito le fuorvianti traduzioni italiane), è gravido di ambiguità “sentimentale”. In Hough l’amore (o meglio il piacere) è diretta conseguenza del dolore e tale inconfutabile simbiosi trova testimonianza “indiretta” nei fotogrammi da lui girati. Tratto dall’omonimo romanzo di Ray Russel, Incubus possiede una forza innaturale che, per certi versi, non è rapportabile alle immagini proposte.

“L’incubo”, nella mitologia, è un demone di sembianze maschili che possiede (carnalmente) le donne per trarne nutrimento. Una piccola cittadina di provincia, vittima trenta anni prima della stessa sciagura, viene sconvolta da un maniaco che stupra ed uccide giovani donne, un medico si improvvisa detective per porre fine a tale scempio. Hough, trascura il lato poliziesco della vicenda, dividendolo equamente tra la totale incapacità della polizia e la goffaggine del medico (John Cassavetes), dando ampio spazio agli stupri. Anche l’aspetto ultraterreno e i profili dei protagonisti vengono poco curati, come se tutto fosse un muto ed inerme spettatore dell’atroce violenza sfociata. Rimane unica protagonista la violazione di innocenti, il connubio “dissociato” tra dolore e piacere che, non a caso, apre e chiude il film. Altro aspetto da non sottovalutare (ma probabilmente imposto da autocensura) è il “non detto” il “taciuto” il “sottinteso” che agisce da catalizzatore sull’interesse dello spettatore.

Ciò che nel libro è raccontato con dovizia di particolari, nel film viene appena accennato. Le enormi dimensioni del pene demoniaco e le reali cause della morte delle ragazze rimangono l’ovvia deduzione di un non troppo scaltro osservatore. Lo sconcertante finale (pensato da Russell, ma ben trasposto da Hough), fa da suggello al susseguirsi di sadismo (scenico) e cinismo (registico) filo conduttore dell’opera di un regista che di sicuro meriterebbe maggiore attenzione. Da segnalare l’aggressione nei bagni di un cinema, che per forza visiva (Hough sa anche essere un esteta della macchina da presa) ed impatto emotivo non ha nulla da invidiare (e forse supera) il corrispettivo cartaceo ed il cameo (tra l’altro nella stessa scena) di un giovane Bruce Dickinson ante-maideniano.
John Hough non piace facilmente, ma ha lasciato il segno nell’horror anni ’80 con uno stille davvero originale. Merita di essere visto… anche solo per aver girato a soli 29 anni un film per la hammer.

 
Demon


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