L'ex giornalista Franco Arnò, ormai cieco, una
sera, rientrando a casa, assiste suo malgrado ad una discussione insieme alla
nipotina. Il giorno dopo una delle guardie del vicino istituto di genetica
viene trovata morta. E' solo dopo la strana morte del ricercatore Calabresi
(che la nipotina aveva riconosciuto essere lo strano tipo di qualche sera
prima), che Arnò si mette in contatto con Giordani il quale, sentendo
odore di scoop, decide di aiutarlo a far luce sulla vicenda. Intanto gli
omicidi non si fermano e coinvolgono sempre persone che in un modo o nell'altro
hanno a che fare con l'istituto. Intanto Giordani fa la conoscenza della
giovane e bellissima figlia di Terzi, il titolare dell'istituto; ragazza tanto
bella quanto misteriosa che sembra nascondere qualcosa del suo passato. Intanto
i due continuano le ricerche e riescono a giungere alla conclusione che gli
omicidi hanno un qualche legame con la scoperta fatta all'istituto di un
particolare cromosoma detto XXY, la cui mutazione sembrerebbe essere alla base
della predisposizione alla delinquenza.
Decidono così di riesumare il corpo di Bianca,
la ragazza di Calabresi, anche lei caduta vittima dell'omicida, alla ricerca di
qualche indizio, ma qualcosa va storto, il killer li avverte di stare alla
larga e prende in ostaggio la piccola nipote di Arnò. L'identità
dell'omicida-come da buon giallo che si rispetti- verrà svelata solo
alla fine, non prima di alcuni colpi di scena che portano a sospettare ora di
quello ora di quell'altro protagonista. Il secondo dei tre "gialli degli
animali" Argentiani, probabilmente non è il più riuscito ma
rimane comunque uno dei migliori del genere. Ben diretto nonostante le numerose
sperimentazioni che il regista si concede (dal tipo di pellicola alle riprese)
ha il pregio di annoverare un cast di tutto rispetto in cui, oltre all'ottimo
Karl Mladen, spicca la buonissima prova di Cinzia De Carolis, perfettamente a
suo agio nonostante la giovanissima età nel ruolo della nipotina.
Atmosfere azzeccatissime supportate dall' ottima vena musicale di Morricone.
Pieno di metafore che ne rendono maggiormente
apprezzabile il contenuto all'occhio dello spettatore dal palato fine: dal
titolo, all'occhio del killer, alla cecità di uno dei protagonisti;
tutto ruota intorno a quell'occhio che è poi il tratto distintivo
dell'omicida. La scena in cui Giordani rimane intrappolato nella tomba è
veramente degna di nota e risulta sicuramente la più riuscita del film.
Apprezzabile il fatto che in questo suo lavoro, al contrario di altri, il
regista sposti decisamente l'attenzione sulla trama e i protagonisti piuttosto
che sulle scene di sangue, decisamente limitate. Proprio la trama è uno
dei punti di forza del film: curata anche nei dettagli ricalca lo stile dei
gialli più classici. Sicuramente i cultori del genere non possono che
apprezzarlo.
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