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GATTI ROSSI IN UN LABIRINTO DI VETRO


 
Conosciuto anche come:  Wide-Eyed in the Dark
Produzione:  Italia, 1975
Regia:  Umberto Lenzi
Cast:  John Richardson, Martine Brochard, Ines Pellegrini, Andrés Mejuto
 


Gatti (i gitanti che litigano come i suddetti felini) rossi (per via delle loro mantelline) in un labirinto di vetro (il pullman). Con questo titolo -mai capito, secondo il regista- e con i primi, splendidi fotogrammi -forse la parte migliore, sicuramente la più suggestiva, di tutto il film- che U. Lenzi ci presenta le disavventure di una gita in Spagna contro cui si accanisce uno spietato assassino che, dopo aver trucidato le sue vittime, gli estirpa un occhio. Può trarre in inganno la descrizione così sintetica della trama e il divieto VM 18, in film nn è particolarmente cruento e punta molto di più sul thriller "puro" che non sull'effetto gore; così sullo schermo sfilano le note coltellate e solo alla fine, in una scena, si rasenta il "non troppo sostenibile". Nella sua bella tradizione di giallo all'italiana il film si sviluppa su una trama da slasher movie, tra continui omcidi "sempre uguali". L'ambientazione però concorre molto a dare una ventata nuova ed inedita ad un plot calato perfettamente nella realtà argentiana di quegli anni. La gita, composta da individui più o meno normali, che hanno tutti i loro piccoli segreti da nascondere si dipana -come il film- per le strade di Barcellona e dintorni non fermandosi mai, nonostante l'assassino continui a mietere le sue vittime.

Così seguendo l'itinerario previsto si troveranno a girare in luoghi turistici che avranno come minimo comun denomiatore l'assottigliarsi del gruppo -o di qualcuno a loro vicino-, creando un clima di tensione e di paranoia che difficilmente lo spettatore riuscirà a scrollarsi di dosso. L'impressione è quella di avere sempre sul collo il fiato dell'assassino, che dovunque si vada non ce lo si scrolli di dosso... perchè, forse, l'assassino siamo proprio noi! Non ci mette molto nè la polizia -un vecchio investogatore a cui manca una settimana per la pensione e che vuole risolvere il caso prima-, nè la compagnia a dubitare l'un l'altro, trovandosi ad accapigliarsi in quel labirinto di cui sono ormai prede. E proprio in un labirinto di un parco dei divertimenti si svolge una delle scene più liriche e riuscite di tutto il film, seconda solamente ai titoli di testa. Ma la malsana atmosfera, il clima di sfiducia totale non elimina del tutto i difetti questi film. Come ogni buon giallo che si rispetti presenta passaggi leggermente forzati, particolari visibilissimi che rimangono misteriosamente nascosti agli occhi dei protagonisti. Una scena in particolare rasenta la demenza, una svista così grande che non sta in piedi da qualsiasi punto di vista la si guardi. Ma ciò non tragga in inganno, il film è buono, molto buono, solo non rasenta quella perfezione rigorosa tanto sbandierata dal regista stesso. Quindi sedetevi, spegnete le luci e preparatevi a calarvi un questa atmosfera "gitaiola" ma stando attendi... a non mostrare troppo (a)i vostri occhi.


 
Dr. Mephisto Hadeser


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