Con una mossa che oserei definire Geniale, senza vene ironiche una volta tanto, Hanneke riedita il suo Funny Games in un periodo in cui i remake son sempre più la vera piaga dell'industria cinematografica degli ultimi dieci anni (basti pensare a Rec subito remekkato [ho coniato un neologismo] a nemmeno un anno di distanza in Quarantine) tanto da venir il dilemma di chiamarlo version 2.0, di matrice Gatesiana.
Il film ricalca in tutto e per tutto lo splendido originale uscito esattamente dieci anni or sono. Non si sa per quale motivo Hollywood chiedeva disperatamente un prodotto da Hanneke che ben si sa quanta merda abbia sputata da sempre sulla suddetta casa dei sogni (o forse quella era disneyland, boh). E lui per tutta risposta ha detto "ok, ma datemi la Naomi Watts".
Ora non saprei se effettivamente queste furono le sue testuali parole e se il senso di "datemi" fosse un altro, fatto sta che oltre la Watts nel pacchetto regalo arrivò anche Tim Roth (e qui mi stupisco che non sia apparto qualche slogan della serie, Il film che mi ha fatto pisciare addosso by Tarantino Q.) e quell'abulico di Micheal Pitt (che in molti Non ricorderanno essere stato il kurt cobain di Gus Van Sant). Sloganizzato da "dopo Arancia Meccanica ecco il film che vi sconvolgerà" (e forse a questo punto era meglio la chicca falsa di Tarantino) sorge il dubbio se tali sedicenti capoccia l'avessero visto il Funny Games originale: così lontano dai montaggi da Mtv o alla Saw, con quelle atmosfere dilatate, quella critica costante al mondo televisivo e dei media in genere, quei tempi morti snervanti e una cattiveria inusitata e incomprensibile per chi è cresciuto a pane e Spielberg.
Comunque per quei due tre che non conoscessero la trama presto riassunta: una famigliola felice parte per la vacanze (no, nonostante l'intro sia spudoratamente ricalcata su Shining la famigliola è realmente felice, composta da padre, madre (in questo caso gnocca), figlioletto e pastore tedesco al seguito. Una volta giunti nella loro residenza estiva (che è talmente lussuosa che mi domando quanto gli venga a costare adoperarla solo due mesi l'anno) faranno conoscenza con due ragazzi etereamente vestiti di bianco, dai modi gentili e garbati quanto insistenti. E avezzi a strani giochi, o divertenti come li chiamerà uno di loro poco prima di spappolare il ginocchio del padre/marito con la sua mazza da golf. Da lì in poi una scommessa: "scommettiamo che prima delle nove dell'indomani mattina sarete tutti morti?".
Ognuno, in fondo, si diverte come può.
Anticipato come il remake non perda nulla dell'originale e questo può essere solamente un bene, l'unica differenza riscontrabile risiede nella scelta degli attori. Qui gli attori sono di ottima caratura senza voler togliere ai più che ottimi dell'originale. Però nel passaggio dall'Austriaco allo Statunitense ritroviamo quella mania di mostrare persone/personaggi fisicamente attraenti che probabimente potrebbe far gridare allo scandalo il culture del cinema europeo additando il regista come Venduto. Però magari a volerci pensare lateralmente, per quanto mi sovvenga il dubbio che non sia una trovata volontaria ma quanto un parto della mia menticciola ingenua, io la trovo una scelta azzeccata.
Prendiamo il punto di riferimento per eccellenza di tale pellicola, il bastardo capo della coppia. Mentre nell'originale era molto partecipe, sornione, ammiccando a più non posso verso la telecamera e quindi rendendo empatica quella sua cattiveria congenita, in questo remake il faccino angelico e monocorde di M. Pitt acquista un suo perchè: un perchè da angelo privo di sentimento alcuno. Incapace di manifestarne uno che sia uno sia coi fatti che con le espressioni. Davvero il classico bravo ragazzo talmente bello che non si penserebbe mai capace di qualsiasi atrocità. Al contrario del suo omonimo precedente che nonostante le arie da bravo ragazzo era fin troppo palese quanto fosse bastardo.
Il comprimario invece è perfetto, oserei dire più congeniale nel ruolo rispetto all'originale. Molto più partecipe nel suo essere un inetto ma non per questo meno crudele. Solo più impacciato.
Quindi direi una mossa, forse superflua, ma per molti tratti azzeccata e quindi vittima di qualche critica fin troppo gratuita. Sia dai detrattori dell'originale che dei loro stessi fans. E poi magari ad Hanneke la Watts gliel'hanno "data" davvero, a quel punto avrei ceduto anch'io, mi sa.