La nostra, può essere senza dubbio considerata l’era consacrata ai morti viventi, un tempo (più del passato) in cui gli zombies diventano protagonisti di centinaia di pellicole di svariato genere, una sorta di variabile impazzita dello stesso tema. In questo bailamme di tentativi (più o meno riusciti) di incroci tra generi, di improbabili collocazioni geografiche, di “libertà” creativa e poca attenzione alla ricerca di budget sostanziosi, anche la Grecia sforna il suo zombie-movie.
Semplicemente “EVIL” (to kako in originale). Fin dal titolo non si lascia adito a pretese autoriali o articolati sofismi artistici, il film di Noussias infatti, ricalca lo storyboard classico dei ritornanti collocato all’interno di un consolidato low budget.
Un evento poco esaustivo da origine al contagio, orde di morti viventi invadono le strade, un drappello di sopravvissuti tenta in ogni modo di riuscire a vedere un’altra alba.
Sebbene siano pochi gli spunti interessanti, quei pochi meritano di essere presi in considerazione. Per la prima volta in un film di tale genere viene introdotta la componente calcistica. Il calcio lo si vive dall’inizio alla fine, ma non è una presenza invadente bensì la rappresentazione più esaustiva dell’alterazione della realtà (almeno per gli europei).
Fin dall’inizio appare chiaro che si vuole colpire i punti nevralgici della società. Il contagio ha una triplice fonte iniziale, una sorta di cerbero che con le sue tre teste azzanna alla gola i luoghi “sacri” della socializzazione moderna. Un tranquillo nucleo familiare, una chiassosa discoteca, gli spalti gremiti di uno stadio. Questo ultimo, di certo, è il più riuscito per numero e le orde violente che si riversano per le vie seminando violenza sembrano (tristemente) fotogrammi rubati da un servizio di un nostro domenicale tg sportivo.
Gli archetipi del genere ci sono tutti, sia caratteriali che ambientali.
La critica sociale è solo abbozzata, così come la vena ironica. Ampio spazio viene dedicato all’azione pura e soprattutto agli scontri, copiosamente e gustosamente sanguinosi, caratterizzati da diversificate e mai banali uccisioni. La regia si spoglia da velleità artistiche adattandosi alla narrazione, in modo da rendere scorrevole la sequenzialità degli eventi. Una fotografia sbiadita, interpretazioni non brillantissime, ma sufficientemente credibili ed una colonna sonora elettronica balbettante fanno da cornice ad un film interessante per alcuni versi, superfluo per altri.
L’apocalittico finale con protagonista uno stadio di calcio è esteticamente riuscito e metaforicamente stimolante. Ovviamente inedito in Italia.
|