Ancora un film tratto da un opera del re
dell'horror americano Stephen King nonchè uno dei film più belli
del sopravvalutato(almeno qui in Europa) maestro John Carpenter, che allora era
reduce dal successo di "la Cosa", che negli Stati Uniti fu un fiasco. A dir la
verità non gli fu da meno questo "Christine" che in quanto a
originalità lascia tutt'oggi(anzi, soprattutto oggi) un pò a
desiderare. La storia è ambientata in California nel 1978 dove Arnie
Cunningham(Keith Gordon), liceale impacciato, acquista una plymouth fury di
vent'anni prima. Il ragazzo, bravo meccanico, la rimette a nuovo con amore e il
fascino "antico" di Christine(nome che le diede l'ex proprietario che vi si
è soffocato dentro, c'è chi dice per suicidio e chi non ci
crede..) lo ossessiona sempre di più sino a compromettere il suo
rapporto con la sua ragazza(una splendida Alexandra Paul) e il suo migliore
amico(John Stockwell).
Quando Christine viene malridotta per
ripicca da una banda di bulli, essa si ricompone straordinariamente da sola e
orribili squarci si riddrizzano ogni volta che la macchina va in giro ad
investire chiunque si sia messo tra lei e il suo nuovo padrone... Forse questo
film non vi risulterà memorabile a causa di una sceneggiatura pesantina
e che per giunta non ha quasi niente di particolarmente accattivante anche se
in me quella radio che trasmette solo canzoni anni '60, quei terrorizzanti
inseguimenti notturni e la morbosità del protagonista, diciottenne
legato fino alla follia alla possessività dell'unica "donna" che
può tenere tutta per se: Christine, hanno lasciato nella mia memoria di
spettatore un segno indelebile; Proprio come quella plymouth fury che se ne va
in giro da sola, seminando il panico e con la sua possessività porta il
suo padrone all'autodistruzione. Stupenda la colonna sonora composta dallo
stesso regista che da un'aura di demoniaco a questo nostalgico film.
John Carpenter, come tutti gli autori
horror di una generazione di "indipendenti"(Romero, Craven, Cronenberg,
Hooper), anche se "Christine" fu prodotto da una Major, non perde occasione per
mettere in scena lo sfacelo del tipico "sogno americano" individuale, in questo
caso "avere la macchina"...Semplice, cupo, con una fotografia un pò
vecchiotta e senza spargimenti di sangue,è un thriller/horror
inquietante ma talvolta involontariamente grottesco, questa pellicola rimane
una sorta di ritratto "generazionale" nel descrivere alcuni contrasti di una
società giovanile che, negli ultimi anni '70, non stava più a
contestare fuori dall'università ma pensava solo allo sbando del sabato
sera.
|