Una pistola viene puntata verso la macchina da presa, poi lo sparo. A questo punto inizia una lunga sequenza in soggettiva che ci fa vedere qualcuno che corre nella notte attraverso un bosco, con la pioggia che cade a dirotto. Solo al termine di questa corsa, quando il bosco fa posto ad una strada di campagna e viene abbandonata la soggettiva, si scopre che il protagonista della disperata fuga tra gli alberi è un uomo senza ombrello né impermeabile e, si scoprirà, senza neanche documenti. Quando tre poliziotti lo fermano in quello stato, lo portano in caserma in attesa che torni l'ispettore per interrogarlo. L'uomo si rivela subito insicuro, spaesato e molto nervoso. La sua versione dei fatti appare poco credibile, tanto più che afferma di non ricordarsi cosa abbia fatto nelle ultime ore. E' per questo che non viene creduto quando dichiara di essere Onoff, un famoso scrittore di romanzi. Ma le sue citazioni di brevi passi dei suoi libri più famosi, convincono alla fine l'ispettore che rivela di essere un suo ammiratore. Suo malgrado si vede costretto a trattenerlo perché proprio quella notte, a poca distanza dalla sua abitazione, è stato commesso un omicidio.
Nonostante qualche passaggio poco chiaro che denota una probabile indecisione nelle intenzioni del regista stesso, questa è una pellicola ricca di suspence che sfocia in un epilogo spiazzante quanto inaspettato. Questo di Tornatore è un film in continua trasformazione in cui gli usatissimi flash-back cambiano di volta in volta in base alla versione fornita dal protagonista, che viene piano piano a farsi strada, cambiando ogni volta e ogni volta spingendosi più in là in un divenire continuo e mutevole che porterà alla verità finale solo dopo numerosi tentativi. La caserma e i suoi personaggi, circondati da un alone di mistero, sono i veri protagonisti, delatori di un destino ineluttabile al quale “Onoff” non potrà sottrarsi. Lo spazio scenico contribuisce in maniera fondamentale alla riuscita del film: ai frequenti ma brevi flash-back fa da raccordo la fatiscente caserma che impersonifica lo stato d'animo del protagonista, reso ottimamente da un Depardieu che conferma ancora una volta la propria verve drammatica. Atmosfere cupe,buie e ambigue caratterizzano quest'opera che si colloca al di fuori della precedente produzione del regista siciliano il quale abbandona il suo stile sfarzesco per dirigere un'opera dall'ambientazione totalmente notturna in cui le ombre la fanno da padrone e in cui la luce del mattino sarà la risoluzione finale. A fare da sfondo alla efficace opera della macchina da presa c'è il solito ispiratissimo Morricone capace di passare dai velocissimi violini che sembrano rincorrersi, nella scena iniziale, a melodie meno incalzanti ma sempre ricche di angoscia che accompagnano i ricordi del personaggio principale.
Una menzione particolare merita l'ottimo lavoro fatto dallo sceneggiatore Pascal Quignard, autore delle numerose citazioni su cui Onoff e l'ispettore-Polanski si confrontano e che contribuiscono a dare credibilità ad un personaggio a cui le vicende iniziali sono tutt'altro che favorevoli. I dialoghi tra i due costituiscono un vero e proprio punto di forza della pellicola e permettono di tenere alta la tensione anche durante passaggi che altrimenti risulterebbero troppo lenti. Un film che, per certi versi, si fa precursore di un genere, ripreso poi anche da Hollywood, che denota le ottime qualità di autore di Tornatore e rimane una piccola chicca del cinema italiano degli ultimi anni.
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