Pinhead l’immortale, il principe dei supplizianti, l’ultimo vero demone disceso sulla terra! Come non inchinarsi al suo cospetto?
Il protagonista del sesto capitolo di questa mitica saga horror (a mio parere una delle serie più riuscite in assoluto nel genere), è Trevor, marito della rediviva Kristy, protagonista assoluta dei primi due Hellraiser, una vera star lanciata da Clive Barker in persona.
Vengono coinvolti in un incidente stradale e il corpo di lei non viene più ritrovato, mentre Trevor la scampa miracolosamente.
Si risveglia in ospedale, ma la sua vita sembra aver assunto una dimensione distorta in cui realtà, sogno e allucinazione si confondono; come scoprire che cosa sia successo esattamente? La soluzione sta nella mente di Trevor, una mente offuscata ed imprigionata dal passato.
Da vedere rigorosamente in una notte buia e tempestosa, con la finestra che sbatte per la pioggia incessante. Via la corteccia cerebrale, via malinconici ricordi, la porta del dolore si spalanca di fronte a noi.
Colori bellissimi, cupi tendenti al verde smeraldo, musica ossessiva alla Ministry, il cenobita è tornato, l’orrore avanza inesorabile.
Iniziano i primi eventi inspiegabili e c’è veramente da rimanere a bocca aperta; il regista si diverte a non darci alcun punto di riferimento, l’atmosfera onirica è assoluta protagonista dell’intera pellicola.
A differenza dei suoi predecessori, Hellseeker è molto più psicologico che terrificante, anche se ottime scene splatter non mancano affatto. Il subconscio cerca di comunicare in tempo reale col proprio io, in perfetto stile Mulholland Drive…
Bello, mi piace questa rilettura dell’inferno sulla terra, ottima l’idea di Rick Bota. La trama è intricatissima, amnesia progressiva, prego astenersi spettatori distratti e ossessionati dal vedere subito sangue e morte, il male si insinua lentamente nelle nostre deboli menti.
Il reverendo Pinhead tiene la sua messa oscura e la sua apparizione è oltremodo apocalittica: benvenuti nel peggiore degli incubi, la realtà.
|