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L'ARCANO INCANTATORE


 
Titolo originale: - -
Produzione:  ITA, 1996
Regia:  Pupi Avati
Cast: Carlo Cecchi, Stefano Dionisi
 


Dopo 13 anni Pupi Avati torna a cimentarsi nel genere che gli aveva dato la fama e lo fa dimostrando di aver conservato tutte le capacità di un tempo.
Il giovane Giacomo. in fuga dall'accusa di aver ingravidato e costretto all'aborto una ragazza, trova rifugio come aiutante di un vecchio monsignore esiliato tra i monti in seguito a strane pratiche esoteriche messe in atto dall'anziano prete. Il ragazzo si rende subito conto di alcuni strani accadimenti che lo sconvolgono non poco: il vecchio Nerio, che lui è venuto a rimpiazzare, sembra non essere davvero morto e il verificarsi di apparizioni quantomeno misteriose non lo lasciano indifferente. Oltretutto il vecchio monsignore è persona sfuggente: in tanti anni lui è la seconda persona che ha la possibilità di vederlo in faccia. E poi le strane affermazioni della prostituta che vive in riva al lago e delle converse della masseria, uniche persone che avevano contatti col misterioso e - a stare a sentire loro- malvagio Nerio.
Inoltre due ragazze appaiono più volte al ragazzo e quando scopre che due delle converse erano state fatte sparire anni prima dallo stesso Nerio, inizia ad indagare...
Il tutto narrato sotto forma di flash back dal protagonista che espone la propria esperienza a contatto con il "maligno".

Con questo film Avati riprende molti dei temi che aveva già sviluppato ne La casa dalle finestre che ridono: dalla doppia identità sessuale, all'ambiguità della figura del prete. Fa da sfondo alla vicenda- e non potrebbe essere altrimenti- la campagna bolognese che evidentemente il regista romagnolo conosce bene e che, ancora una volta, ha il merito di saper rappresentare in base ai propri obiettivi.
Avati rinuncia completamente agli effetti speciali per concentrarsi completamente sulle atmosfere gotiche supportato dalle ottime musiche di Pino Donaggio e dal magistrale lavoro alla fotografia di Cesare Bastelli bravissimo soprattutto nel coadiuvare il regista nel difficile compito di esporre una vicenda che si svolge quasi interamente di giorno contrapponendovi le atmosfere cupe del castello in cui sembrano governare perennemente le tenebre. Il film risulta di grande impatto visivo proprio grazie alla contrapposizione delle ambientazioni armoniche ed equilibrate della campagna con quelle lugubre e pesanti degli interni. Il tutto non avrebbe però funzionato così bene senza la perfetta interpretazione di Carlo Cecchi nei panni del vecchio monsignore: riflessivo, mai eccessivo,decifra perfettamente il percorso della vicenda e vi adatta il proprio personaggio.
Avati aveva abbandonato anni fa questo genere per togliersi l'etichetta di regista horror, ma visti i risultati sarebbe opportuno che vi si dedicasse più spesso.

 

 

 
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